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LA BOTANICA A DIFESA DELL'ISOLA

di Max Nucci

I frutti. L’immagine è riferita alla maturazione nei Giardini Botanici di Villa Hanbury alla Mortola (Ventimiglia). Agosto 2005.CARLOFORTE. Si chiama Sergio Carlini, è un neopensionato genovese con la passione della botanica che frequenta da anni Carloforte e l'Isola di San Pietro da ormai molti anni. «Conosco l’Isola Piana, da quando 39 anni fa ho fatto il marinaio in capitaneria a  Carloforte», ci spiega. Ci ha proposto la sua ricetta a costo zero per aumentare la bellezza dell'Isola Piana e, nel contempo, difenderla dal vento di Maestrale che ogni anno danneggia in modo rilevante le facciate degli edifici.

Con la pensione, si sa, il tempo libero aumenta: è così che Sergio Carlini ha iniziato ad esaminare l’isola grande di S. Pietro sotto il profilo botanico, ed in questa osservazione ha incluso anche l’Isola Piana. Ha indagato con attenzione e cura i problemi legati all’ambiente ed alla particolare situazione climatica dell'arcipelago

«Basandomi sui dati raccolti ho ben rivalutato ora gli effetti delle burrasche invernali di maestrale - ci racconta - perciò mentre prima pensavo che il problema maggiore dell’isola di San Pietro fosse soprattutto l’acqua, mi sono reso conto che un bel problema deve essere il vento, soprattutto quello salino di maestrale sulla vegetazione.».

Dialogando con un amico di Carloforte, anch'egli interessato di agricoltura, Carlini ha avviato una sperimentazione a Carloforte per la coltivazione di un arbusto da utilizzare prima di tutto come frangivento, poichè è piuttosto resistente, ed eventualmente come da albero da frutta. Le piante di questo piccolo albero, è bene precisarlo, producono frutti di modesto pregio anche in zone aride e ventose purchè le condizioni ambientali siano migliori della semplice sopravvivenza.

«Forse all’Isola Piana non ce la farà, ma sarebbe un bel colpo se ci riuscisse - ci spiega - perchè la pianta di cui parlo in prima ipotesi è originaria della costa e degli altipiani del sud est africano, è la Dovyalis caffra, della quale ho un po’ di semi che vi potrei mandare, se qualcuno è interessato e se esiste un minimo di ambiente per poter tentare». E' mosso dalla passione, Sergio Carlini, non da intenti commerciali. Si propone subito per estendere gratuitamente la sperimentazione botanica all'Isola Piana, previa valutazione delle condizioni del suolo e del contesto della vegetazione. La Dovyalis caffra, infatti, non è un arbusto infestante e quindi se non piacesse agli isolani si potrebbe sempre estirpare.

Il nome della pianta in inglese “Kei apple” significa solo “mela (della regione del) Kei”, nel bene o nel male comunque non ha nulla a che fare con le mele. Nel termine in Swahili-Zulu, "Um-" è solo il determinatore sostantivale per “pianta”: il nome (Zulu) è “kokolo”. Nel caso che venga adottata occorrerà scegliere un nome per i frutti, che in italiano non esiste.

Nelle immagini proposte da Sergio Carlini l'arbusto - un sempreverde piuttosto fitto, quasi come un pitosforo ma con foglie più sottili e più chiare - ha un aspetto disordinato poichè, probabilmente, la pianta è stata ripresa allo stato selvatico, mentre può essere potata e condotta alla forma di albero, o di cespuglio ordinato.

«La pianta è "dioca" e quindi ha sessi separati su piante diverse: solo le piante femmine fanno frutto, per cui la distinzione del sesso si può fare solo alla fioritura», ci spiega in conclusione Sergio Carlini che ci segnala di avere ancora a disposizione dei semi che germinano con facilità.

A questo punto la parola passa all'Amministrazione condominiale che a norma dell'art. 6, ultimo comma, del Capo I ("Giardini condominiali e privati") potrebbe mettere l'argomento all'ordine del giorno della prossima Assemblea dei condomini che, con deliberazione presa a maggioranza semplice, ha competenza sulla scelta dei tipi di piantumazione da introdurre sull'Isola Piana.

Un'occasione di risparmio, di abbellimento... tutto a costo zero: gli isolani sapranno cogliere al volo quest'occasione?

Approfondimenti:

Il presente articolo ha avuto ampio risalto sulla Mailing List di "Carloforte Friends" e sulla stampa regionale attraverso il quotidiano "La Nuova Sardegna" che può essere letto con il link sottostante.

 



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