IL SISTEMA DELLE 9 PERSONALITA’ E I FIORI DI BACH
del Dott.
Maurizio Cusani
Da sempre i saggi si sono chiesti come poter capire la psicologia dei propri amici e dei propri nemici, come interpretare i comportamenti delle persone che ci circondano e come ottenere il meglio da sé e dagli altri.
E’ sempre parso importante individuare i metodi più consoni per sviluppare il bene proprio e sociale ai fini di stemperare, combattere e bloccare le proprie cattive inclinazioni e quelle altrui.
E’ noto come un bambino ben condotto possa generare benefici a sé, alla propria famiglia e alla propria società, mentre una cattiva educazione determinerà, nella maggior parte dei casi un effetto contrario.
Questo studio dell’essere umano ha condotto, quindi, fin dalla più profonda antichità, alla necessità di individuare in sé, in primo luogo, il terreno privilegiato per la lotta al miglioramento della propria famiglia, della propria cultura e della propria società. Ed è questo l’autentico significato del dettame di socratica memoria: “Conosci te stesso”.
Era pratica comune, un tempo, iniziare, fin dall’infanzia, sotto la tutela di maestri che avevano ricevuto un preciso mandato, un lavoro su di sé, al fine di generare un uomo completo che potesse, quindi, poi, aiutare gli altri allo scopo di migliorarsi. Queste regole furono, in epoca più vicina a noi, codificate nella cavalleria dei sufi islamici e quindi, tramite S. Bernardo, importate in Occidente fra i Templari.
Queste esigenze e il sapere accumulato a questi fini sembra scomparso oggi.
E, invece, tutto è rimasto conservato nel segreto di confraternite e uomini che hanno dedicato la loro vita al benessere comune.
Una di queste tecniche che ci è dato poter comunicare è il sistema delle 9 personalità.
Il sistema delle 9 personalità o enneagramma (dall’antico greco ennea = nove e gramma = punti, posizioni o opzioni) è una tecnica psicologica che prevede la possibilità di discriminare 9 tipologie umane, ognuna delle quali presenta caratteristici punti di forza e particolari debolezze altrettanto
inevitabili.
Naturalmente non esiste una tipologia migliore o peggiore delle altre.
Ognuna di esse è nata per caso, se il caso esiste, perché il neonato o il bambino di 1-2 anni di vita ha trovato, nella sua esperienza difensiva, che quelle caratteristiche comportamentali si adattavano meglio di altre alla sua situazione di sopravvivenza.
Questo comportamento, però, ben presto si sclerotizza diventando un automatismo
indissolubile alla personalità del bambino stesso. L’ambiente, quindi, modella
una tipologia consona al momento, che, tuttavia, in seguito, si perpetua senza che il bambino e poi l’adulto e poi l’anziano, possano liberarsene.
Eppure gli antichi dicono che una liberazione è possibile.
Basta lavorare su di sé.
Ma, in primo luogo, bisogna essere consapevoli della nostra reale situazione.
L’importante, infatti, una volta riconosciuta la propria tipologia, sta nel perfezionare
le proprie qualità naturali e, al contempo, cercare di bloccare i propri automatismi
negativi.
Ogni tipologia, inoltre, non è fissa a sé stante, ma dialoga con le altre secondo particolari percorsi (connessione frecce) o secondo una contiguità (ali), che caratterizzano ulteriormente i membri di ogni tipologia.
Ogni tipologia, poi, e’ ulteriormente divisibile in 3 categorie, comunemente chiamate orientamenti o sottotipi.
Ne consegue, quindi, che, fin da bambini, possiamo riconoscere almeno 27 categorie umane diverse principali, che dialogano fra loro.
Ogni individuo assume caratteristiche positive o negative dei diversi percorsi (ali, frecce ecc.) rendendolo assolutamente unico al mondo, anche se gemello
monozigote.
E tuttavia è sempre possibile individuare la sua fonte o base tipologica che, inevitabilmente, lo condiziona pesantemente in tutti i suoi comportamenti, anche da adulto.
La tipologia dell’individuo, infatti, non cambia mai nel corso della vita.
Al contrario i sottotipi, le connessioni frecce e le connessioni ali, possono modificarsi e arricchirsi o impoverirsi nel tempo.
Il sistema delle 9 personalità, quindi, non solo comprova l’assoluta individualità e irripetibilità del singolo individuo, ma contempla anche la grande variazione nel tempo del carattere della persona, che pur mantiene gli stessi automatismi di fondo positivi o negativi per sempre, dalla nascita alla morte.
Se noi prendiamo due melagrane appartenenti allo stesso albero, anche se il loro aspetto potrà essere molto diverso, tuttavia, conterranno lo stesso identico numero di semi.
Se noi prendiamo due melagrane apparentemente simili ma appartenenti a due alberi diversi, il numero dei semi sarà diverso.
L’ennagramma si occupa non dell’aspetto esteriore ma del numero dei semi.
Con questo sistema potremo individuare persone appartenenti alla stessa
tipologia apparentemente molto diversi e, viceversa, forti somiglianze superficiali
in individui che pur appartengono a basi diverse.
Se noi prendiamo nove alberi diversi, ogni fogliolina di questi nove alberi sarà
unica e irripetibile, ma è possibile, studiando la costituzione della fogliolina
in esame, capire a quale albero appartenga e a quale ramo.
Chi conosce a fondo questo immenso sistema mobile, è in grado, se vuole,
in base a una disciplina non indifferente, non solo di perfezionare se stesso, ma di interpretare meglio il linguaggio degli altri enneatipi (o basi), perché
comprenderà meglio i meccanismi del condizionamento del cervello umano che segue regole ben precise.
E’ come se se esistessero nove linguaggi diversi. Capirli tutti significa
poter instaurare un miglior dialogo con gli altri.
Un proverbio orientale sufi dice:
un uomo che conosce una lingua vale un uomo,
un uomo che conosce due lingue vale due uomini,
un uomo che conosce tre lingue vale tre uomini… ecc.
E’ vero nella pratica linguistica e nella pratica psicologica.
Per una conoscenza più approfondita dell’enneagramma, della sua storia
e della connessione con le malattie psicosomatiche, si rimanda alla mia monografia “Conoscere se stessi con l’enneagramma” Riza Scienze
novembre 2002.
Questo libretto ha, però, un’altra finalità.
Rendere possibile un collegamento fra questa tecnica e una terapia
dolce quale “I fiori di Bach”, al fine di rendere più semplice il loro utilizzo nella conoscenza umana e nella pratica di ausilio terapeutico.
La tecnica terapeutica dei fiori di Bach è una forma di floriterapia
che utilizza una filosofia omeopatica rivolta a certi comportamenti psicologici.
Si parla, infatti di tipi Larch, di tipi Aspen ecc., a seconda del rimedio che
si vuole proporre.
Del resto le piante sono esseri viventi dotate di specifiche personalità.
Trovare la pianta adatta a noi significa instaurare un benefico incontro
fra personalità diverse ma compatibili.
Lo scopritore di questa metodologia fu il dott. Edward
Bach. Edward Bach nasce il 24.09.1886 a Moseley nel Galles e muore il 27.11.1936 nella sua casa di Mount Vernon, nel Sussex, in piena notte,
nel sonno.
Si laurea in Medicina a Birmingham nel 1912. Quindi compie il suo tirocinio pratico presso l’University College di Londra
e pratica prima la medicina generale, diventando, in seguito, consulente prima microbiologico e poi patologo e immunologo presso diversi centri prestigiosi
di Harley Street.
Si occupò prima di vaccinoterapia e da qui si interessò sempre più di omeopatia.
Partito da basi strettamente scientifiche, perciò, in seguito, divenne un profondo
cultore della medicina omeopatica, con una ricca clientela.
Nel 1930 lascia Londra e la sua lucrativa attività, alla ricerca di qualcosa di più
puro, efficace e naturale per curare i suoi pazienti e se stesso.
Gli è stato riscontrato, infatti, da tempo, un tumore all’ultimo stadio. E gli si danno pochissimi anni da vivere.
Iniziò una strana vita per cui dedicava primavera e estate nella ricerca
di rimedi nei campi del suo Galles, facendosi guidare dal suo intuito e dedicando, invece, il periodo invernale alla cura dei suoi pazienti privati,
staccandosi sempre più dal mondo accademico.
Un po’ deluso dalla farmacologia in genere e dai non completi successi che otteneva
nella pratica omeopatica, si ritirò in campagna definitivamente nel 1934 e ivi si dedicò
alla ricerca di rimedi assolutamente naturali.
Bach fu un vero precursore della medicina psicosomatica occidentale
e inventariò una serie di rimedi atti a influire come riequilibranti della psiche, onde prevenire una serie di malattie somatiche.
Fu uno dei primissimi a ritenere le malattie generate dai pensieri
ossessivi, “mineralizzati”, e quindi nocivi. Cioè capì che la psiche è alla base anche della malattia somatica.
Le sue scoperte furono considerate con sufficienza e furono osteggiate
dai colleghi, al punto che Bach ritenne opportuno cancellarsi dall’Ordine dei Medici,
verso la fine della sua carriera, per farsi considerare “solo un erborista”.
La sua concezione resta, sostanzialmente, omeopatica.
Per soggetti fragili usa un fiore dall’apparenza fragile come
il Mimulus. Per soggetti impazienti, invece, un fiore che getta lontano da sé i semi come Impatiens ecc.
La floriterapia di Bach prevede l’impiego di fiori selvatici colti “col cuore”, cioè con intenzioni benefiche, in certe epoche, e diluiti in poche gocce in veicoli alcolici.
Il veicolo alcolico, però, soprattutto in campo pediatrico, non è una regola.
Anzi, di solito, viene eliminato.
La cura è estremamente dolce e gioca sulle disarmonie psichiche che devono essere trattate prima che sfocino in vere e proprie malattie.
Sotto questo aspetto la floriterapia di Bach è una vera e propria medicina preventiva.
Non si tratta, infatti, di sopprimere un sintomo, ma di sbloccare le energie alterate del paziente avviando un processo di autoguarigione spontanea.
I rimedi possono essere abbinati, ma spesso è opportuno somministrarli
uno alla volta. Le gocce della floriterapia di Bach vengono assunte, in genere, per
4 volte al giorno da 1-2 gocce fino a 3-4 gocce alla volta.
Le gocce sono diluite in un poco di acqua o di brandy.
O di entrambi (per es. due gocce di fiore in 300 cc. di acqua e 40 gocce di brandy).
L’acqua si può usare da sola per l’uso pediatrico o se intendiamo utilizzare
la soluzione per breve tempo. Il brandy, in effetti, viene utilizzato come conservante, per terapie più lunghe.
In situazioni acute bisogna utilizzare almeno 4 gocce di preparato alla volta.
In genere 2 gocce per fiore e, in genere, non più di 4-5 fiori assieme.
Si usano boccette da circa 30 ml. con contagocce e le gocce
si applicano direttamente sulla lingua.
E’ opportuno che la terapia non superi i 2 mesi. Oltre tale periodo
se non ci sono stati esiti favorevoli, il cocktail conferito è, evidentemente, inefficace.
Le essenze si possono mettere anche direttamente sulla pelle, oppure
si possono fare applicazioni con panni imbevuti di acqua ed essenza. L'essenza può essere anche dinamizzata come nei rimedi omeopatici.
Tale tecnica può essere abbinata con qualunque altra terapia.
E si può sospendere alla remissione dei sintomi. Poiché non è stato mai eseguito uno studio in doppio cieco
sulla validità del metodo, non possiamo decretare una fiducia assoluta negli esiti terapeutici ma, tuttavia, gli effetti sul paziente
sono sempre buoni, non foss’altro come ottimo effetto placebo.
Esistono anche tecniche relativamente recenti derivate dalla floriterapia
di Bach che utilizzano altre erbe esotiche tratte dall’esperienza di erboristi
americani o asiatici ed esiste anche una esperienza interessante italiana che utilizza erbe raccolte in Sardegna.
Un capitolo a parte meriterebbe, poi, l’aloe, ma usciremmo dal tema
che ci siamo proposti.
Uno dei problemi della floriterapia di Bach è legata
all’intuizione del tipo psicologico che si ha di fronte. Chi è il nostro paziente? A quale tipo appartiene?
Perché si è ammalato? Una lunga e accorta anamnesi può essere sufficiente
per chi ha già una lunga esperienza, ma talvolta si resta comunque in dubbio su quali rimedi utilizzare.
Il sistema delle 9 personalità esplora gli automatismi profondi,
condizionamenti che sono imperituri e che possono gestire la personalità dell’individuo senza che l’individuo se ne renda
nemmeno conto. Questi automatismi, se non bene compensati, conducono inevitabilmente alla malattia.
L’individuazione della base enneagrammatica rende molto
più semplice l’individuazione della psicologia del paziente che si vuole trattare con la floriterapia secondo il sistema di
Bach.
I fiori di Bach agiscono sui comportamenti che, indubbiamente,
possono essere legati a automatismi ben diversi fra loro. Ma l’individuazione del tipo darà un quadro molto più ampio
e corretto della persona che abbiamo di fronte e potremo aiutarla meglio a non incorrere in guai anche per il futuro.
Inoltre conoscere la tipologia dell’enneagramma significa immediatamente sapere che i rimedi secondo Bach adatti
a quella tipologia sono solo quei nove-dieci, ottenendo un ottimo screening, e ci si può concentrare meglio su come trattare la persona.
COME INDIVIDUARE CON BUONA APPROSSIMAZIONE LA TIPOLOGIA DELLA PERSONA CHE VOGLIAMO TRATTARE CON I FIORI DI BACH?
Dovrò inevitabilmente in questa sede ripetere il test per cercare di
ottenere l’autoriconoscimento da parte del soggetto che vuole trovare la propria base
dell’enneagramma.
Debbo, però, sottolineare che solo in un lavoro personale o, meglio,
in un lavoro di gruppo, si può ottenere con certezza l’autoriconoscimento.
Il test funziona in quasi tutti i casi, infatti, ma non in tutti.
Il gioco dell’enneagono o enneagramma prevede la possibilità
di poter individuare 9 grandi gruppi umani, ognuno con le proprie qualità naturali o i propri difetti connaturati.
Per poter identificare la propria base enneagrammatica
ho creato questo semplice test formato da nove domande a cui rispondere con un si o con un
no.
Dovete leggere le seguenti nove frasi con calma, rilassati.
Ripetetele per tre volte, sentendo bene i suoni delle parole. Non dovete pensare a ciò che è meglio o a ciò che dovrebbe
essere o a ciò che vorreste che fosse o a ciò che sarebbe giusto, e nemmeno a quello che voi fate abitualmente.
Dovete semplicemente rispondere secondo ciò che sinceramente
sentite dentro il vostro cuore.
Facciamo un esempio. Una frase potrebbe essere:
“Il mio colore preferito è il blu e mi piacerebbe poterlo indossare sempre”
Non è importante la simbologia del blu o se il blu è il colore che indossate di più, o se ritenete che il blu sia un colore consono o meno per la vostra carnagione o per il vostro lavoro.
Rispondete semplicemente se il blu è il vostro colore preferito o no, se ve lo sentite dentro, indipendentemente da qualsiasi considerazione pratica, indipendentemente dal fatto che, in effetti, lo indossiate spesso.
Ora, potrebbe darsi che il blu non sia il vostro colore preferito, ma il vostro secondo colore preferito oppure il colore che detestate di più.
In tal caso il vostro No avrà un peso diverso. Se il blu è il vostro secondo colore preferito rispondete no,
ma considerate che questo no ha uno spessore esile.
Al contrario il vostro No avrà un peso molto diverso se il blu sarà il vostro colore più disprezzato.
Potrà essere opportuno, alla fine del test, tenerne conto.
Comunque il senso del test è a esclusione.
Appena avrete risposto Si ad una frase il vostro test si dovrà interrompere, anche se, in seguito, potrebbero esserci altre frasi a cui aderite altrettanto completamente.
L’adesione alla frase deve essere completa, incondizionata.
Altrimenti resterete con l’ultima possibilità. Vi toccherà perché non avrete saputo scegliere
altre frasi.
Non ripetete questo test. Inutile.

Lo schema dell'enneagramma
Il test è sensibile alla identificazione della vostra
base dell’enneagramma, infatti, al 70-80 % circa.
Va, infatti, comunque verificato con il gioco dei totem animali che seguirà.
Il gioco dei totem animali, comunque, definirà meglio
la vostra base, indipendentemente dall’esito del test. Il gioco del totem, cioè, VALE più del test iniziale.
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