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UNA FRECCIA CHE COGLIE IL BERSAGLIO
Conosco Natalino Fodero da tanto tempo, come se fosse da sempre. E gli ho sempre riconosciuto un animo di poeta. Ma poeta, come si dice per metafora, quando il cuore è grande e generoso, pronto ad appassionarsi e a vibrare, e conosce anche, talvolta, pause di malinconia dinanzi al mistero.
Ora, invece, egli dà a tutti noi, a noi che lo abbiamo conosciuto, la felice sorpresa di poterlo chiamare poeta nel senso che più propriamente appartiene a questa parola, nel senso cioè di quella magia per la quale, attraverso un linguaggio scandito sui ritmi del cuore, l'esperienza di uno - i tempi lunghi dell'esistenza come le vibrazioni dell'attimo - diventa patrimonio e consolazione per molti.
Poesia gremita di volti e di luoghi, di amori e di lagrime, che vengono da lontano, ai quali l'autore si volge con la pietà del figlio che è cresciuto, ma non può dimenticare. E quei volti e quei luoghi, pur remoti, hanno ancora, nella luce della memoria, il calore della vita, fanno tanto bene, ora che tutto volge al tramonto.
Sarebbe oltremodo interessante procedere ad un'analisi più approfondita del "canzoniere" di Fodero: farne la storia, indicare le caratteristiche del linguaggio (che è piano, apparentemente discorsivo, ma all'improvviso si illumina), cogliere i temi e i motivi poetici ricorrenti, dal cuore di quel nucleo germinale che pare essere la contrapposizione tra il passato e il presente, alla quale l'avvertimento delle ombre che si approssimano conferisce un senso di più struggente malinconia (v., per
es., la poesia "Andare").
Ma intanto, è utile segnalare, fra i tanti testi che meriterebbero di essere ricordati, "I poeti sono poveri" che ci introduce all'interno della sua ispirazione: all'immagine tradizionale del poeta aristocratico e distante si sostituisce quella di chi vive in mezzo alla folla, ne ascolta e ne condivide il cuore
«cercando di arrestare una goccia di nascente poesia// che rischiara al
momento// il tempo delle ore.». Due sono, per così dire, le dimensioni del poeta: una, orizzontale ("l'immaginario territorio della mente"), l'altra, verticale ("l'anima del mondo"); ma egli, ricco com'e di questa esperienza - tanto ricco di essa, quanto è invece povero di
cose - non rimane muto: «I poeti parlano per comunicare parole// di concetti e
sentimenti// che trafiggono l'emozione viva// del cuore della gente.».
E quel
trafiggere è molto più di un semplice cogliere: dice quanto sia fulmineo il compiersi della poesia - il tempo di una freccia che giunge al
bersaglio - e che da esso è inseparabile un'ombra di dolore, l'idea come di una ferita...
Giovanni Di Peio
Il presente articolo,
pubblicato con piacere da Isolapiana.com, è stato cortesemente fornito
dal Prof. Natalino Fodero. Il titolo introduttivo è stato aggiunto dalla
ns. Redazione.
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