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Ed ecco che, analogamente, la nuova raccolta del professore isolano si propone come un viaggio nel passato, nel proprio trascorso personale, dove il verso è il mezzo attraverso il quale promana l’emozione dell’autore. Sfogliando il libro si comprende che il viaggio poetico intrapreso da Fodero non sia soltanto un viaggio nel tempo, ma anche nello spazio attraverso i luoghi della memoria: dalla natia Priverno all’Isola Piana, dal Circeo a Giba, si snoda un percorso interiore attraverso il quale il poeta isolano sembra vestire i panni di un novello Ulisse. Proprio come il “Praeterita” di Ruskin, anche “Versi Preteriti” è un’autobiografia incompiuta destinata ad evolversi nel tempo: il poeta romano volge lo sguardo ai famigliari più stretti, ai luoghi d’infanzia (“Privernum”, “Le foto della quarta elementare”), ai momenti di passione, di dolcezza e di dolore. E nel contempo osserva il presente (“Agli Italiani caduti a Nassiriya”) di questi giorni rapidi che «non riesci a fermarli» (così in “Vivere vitam”) e scruta l’orizzonte «con l’ansia di scoprire qualche piega nuova / nel ritmo antico della vita.». Fodero è dunque un Ulisse che, ancora in viaggio verso la sua Itaca, si spinge ai limiti stessi della conoscenza umana attraverso il suo percorso interiore ed intellettuale. In effetti la nuova raccolta costituisce la naturale prosecuzione della precedente, “Territori del cielo”, nella cui prospettiva si assiste all’evoluzione artistica del poeta isolano. La fama di Fodero ha già ampiamente superato i confini della cerchia di amici e conoscenti, tanto che è stato intervistato da emittenti locali ed abbastanza da poter vedere le proprie pubblicazioni già ordinabili su internet. Finito il caffè Natalino ci invita ad ascoltare l’intervista-fiume rilasciata a Radio Carloforte: la viva spontaneità del poeta non solo si sofferma su qualche verso, ma soprattutto racconta la propria storia e quella dell’arcipelago degli ultimi trent’anni. Da tanto vive l’isola. Ci propone qualche nuova poesia, tra le quali una ci colpisce profondamente: “Tatore Falanga”. Si tratta della narrazione poetica di uno straordinario carlofortino che è risultato essere niente meno che padre del conosciutissimo Pino Falanga, meglio conosciuto come “Cannetta”. Ma questa vicenda merita un intero capitolo a sé. Giustamente Natalino ne va fiero. Perchè la sua vera soddisfazione – lo si legge nella sua prefazione a “Versi Preteriti” – è quella di trovare nel lettore «qualche rispondenza alle mie parole libere». Che dire? Così è il vero poeta.
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