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IL FARISTA
UN UOMO E LA SUA
LANTERNA
di
Annamaria "Lilla"
Mariotti
L'Isola
di San Pietro si trova vicino alla costa Sud
Occidentale della Sardegna ed è meglio conosciuta
come "L'Isola di Carloforte" dal nome della
sua unica città. È una piccola isola, la strada
principale che l'attraversa da Nord a Sud è lunga 12 Km., eppure è un piccolo mondo a sé; i suoi
abitanti parlano un arcaico dialetto genovese perché
discendono da quei pescatori di corallo originari di
Pegli a cui l'isola fu donata dal Re Carlo Emanuele
III di Savoia nel 1738, dopo averli liberati dalla
schiavitù di Tabarka.
La costa Est dell'isola
è delimitata da bianche spiagge sabbiose,
mentre la costa Ovest è un continuo
susseguirsi di scogliere rocciose ed è su
una di queste rocce dominanti il mare che si
trova il Faro di Capo Sandalo.
Bruno Colaci, il guardiano del faro (nella
foto), è un uomo di 58 anni, cordiale e
austero nello stesso tempo, un moderno
eremita, uno di quegli uomini che possono
ancora condurre una vita silenziosa ed
appartata in un'epoca in cui la fretta regna
sovrana.
Salendo
i 124 scalini delle torre per arrivare alla lanterna,
Bruno racconta la storia della sua vita e le
situazioni che lo hanno portato a diventare guardiano
del faro. È entrato per la prima volta in un faro
all'età di quattro anni quando, alla fine della
Seconda Guerra Mondiale, suo padre, che era stato in
marina, aveva ottenuto il suo primo incarico come
guardiano di faro nel 1945 e da bambino Bruno ha
viaggiato lungo le coste italiane ed ha vissuto nei
diversi fari a cui suo padre veniva di volta in volta
assegnato. Alcuni di questi fari si trovavano sulla
terraferma mentre altri erano situati su piccole,
lontane isole dove, egli ricorda, qualche volta,
durante le tempeste, avevano dovuto aspettare anche
15 giorni prima di poter avere aiuto e cibo. Mentre
viveva in alcuni fari sulla terraferma si era trovato
a dover camminare anche cinque o sei chilometri per
poter andare a scuola.
Quando per Bruno è arrivato
il momento di entrare nel mondo del
lavoro, egli pensò che sarebbe stato
bello trovare qualcosa di diverso da
quello che faceva suo padre, ma la
vita nei fari ormai gli era entrata
nel sangue e, apparentemente, era nel
suo destino per cui, dopo un
concorso, accettò un lavoro di
"Farista", come vengono ora
chiamati i guardiani, e, dopo essere
stato in un certo numero di fari, nel
1972 è approdato al Faro di Capo
Sandalo e da allora, salvo una breve
parentesi alla "Lanterna di
Genova", è ancora lì.
Bruno è particolarmente
fiero della sua lanterna e mostra con
orgoglio le lucidissime lenti Fresnel.
Benché il faro sia stato costruito
nel 1864 e mostri i segni del tempo
si può facilmente vedere che lui ama
il suo faro e lo tratta quasi come se
fosse uno dei suoi figli.
Quando gli chiedo come è la vita in
questo solitario angolo del mondo, su questa
roccia ventosa e isolata, Bruno risponde che
lui è felice qui, in questo piccolo paradiso.
Bruno parla lentamente, poche parole, poi un
lungo silenzio, parole intermittenti come la
luce che scaturisce dalle lenti della torre.
Lui dice che si diventa così vivendo in un
faro, non conosce la fretta.
Bruno ha una famiglia che ama
profondamente e che vive nella vicina città
di Carloforte. I suoi figli devono andare a
scuola e lui vuole che conducano una vita più
confortevole di quella che ha condotto lui da
bambino, ma lui dice che non si sente solo.
Va a trovare la sua famiglia ogni volta che
può ed ogni estate la moglie ed i figli lo
raggiungono al faro.
Bruno mostra l'antico meccanismo
rotante che, prima che l'elettricità
raggiungesse il faro nel 1980, doveva essere
manovrato a mano ogni quattro ore, ma ora il
faro è automatizzato e richiede molto meno
lavoro di una volta, eppure Bruno sale la
lunga scala ogni giorno e pulisce e lucida
ogni cosa nella stanza della lanterna, da
dove gode la bellissima vista del mare, delle
rocce e della natura.
Improvvisamente si ferma e mostra un
volo di falchi, sono i "falchi della
regina", ormai rarissimi, che nidificano
nelle vicinanze del faro.
Bruno dice che trovarsi nella stanza
della lanterna è come passare ogni giorno in
cima al mondo. Quando dice questo io posso
capire come si sente, perché io mi sento
come se avessi scalato non solo i 124
scalini, ma lo stesso Monte Everest.
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