Camogli, città di
naviganti o città di pescatori? Tutte e due le cose e
tutte e due derivano da tradizioni antiche, che vengono
da molto, molto lontano nel tempo. Quando mi trovo al di
là delloceano mi piace descrivere la mia città
come "an old fishermen village" (un
vecchio borgo di pescatori), oppure "a town with
ancient maritime traditions" (una città
con antiche tradizioni marinare). Il nostro
indimenticabile concittadino, Gio Bono Ferrari, (indimenticabile
perché fondò nel 1938 il Museo Marinaro, scrisse "La
Città dei Mille Bianchi Velieri" e molti altri
libri) non era d'accordo su queste descrizioni,
che già venivano usate in passato, le trovava
limitative, ma io mi permetto oggi di non concordare con
lui, che disse questo nel lontano 1934, perchè secondo
me invece spiegano perfettamente la vera essenza di
Camogli, borgo di pescatori e città di naviganti.
Cera chi sceglieva la via del mare, sui mille
bianchi velieri, come armatore, capitano, marinaio é così
una volta andavano le cose. E cera invece chi
sceglieva di restare e di fare la vita del pescatore,
altrettanto dura e pericolosa di quella dei naviganti; il
mare poteva essere molto pericoloso anche qui, sulle
porte di casa, quando il libeccio soffiava e portava i
grandi cavalloni che si infrangevano alla base delle case
che una volta delimitavano lodierna Via Garibaldi
dal lato mare.
Questo mare non era
meno difficile da affrontare per le piccole barche dei
pescatori Camogliesi dei "40 ruggenti"
che dovevano affrontare i loro concittadini che
doppiavano Capo Horn sui grandi velieri.
I pescatori di Camogli non si limitavano a buttare le
reti nel loro golfo, alcuni partivano a Giugno con i
leudi, diretti alla Gorgona per la pesca delle acciughe,
che loro chiamavano "la crociera dei cento giorni".
I padri, appena finita la scuola, imbarcavano anche i
loro figli sui leudi e su quelle barche restavano per tre
mesi, pescando e salando acciughe che poi andavano a
vendere a Livorno da dove i barili partivano per lItalia
e per lEstero.
Poi cera la pesca della tonnara, antichissima. Le
prime notizie della tonnara di Camogli si hanno nel 1603,
ma probabilmente è anche più antica. Nel 1300 era già
in funzione una tonnara tra Santa Margherita e Portofino.
Come risulta da alcuni documenti dellArchivio di
Stato dai quali veniamo a sapere che tra il 1383 e il
1385 alcuni pescatori di Portofino furono multati per
avere venduto o nascosto del tonno contro le leggi dellepoca.
Nel 1388 nellinventario del Portofinese Oberto
Graziano, barbiere, figura un barile di tonnina sottolio.
La tonnara di Santa Margherita era ancora in funzione nel
1875, dopodiché cessò di operare.
Ma torniamo al 1603,
anno in cui un solenne Decreto del Magistrato dei Censori
stabiliva che "delli tonni che si fossero
presi alla tonnara di Camogli se ne dovesse dare agli
abitanti di Camogli e di Recco per loro uso dieci di un
rubo, venticinque di due, sei sino a cento rubi". Il
rubo è una misura antica che corrisponde a circa 8 Kg
e che, tra i pescatori di Camogli, viene usata ancora ai
giorni nostri. Questo uso fu rinnovato con altri Decreti
nel 1634, 1671, 1707 e 1709. Si sa anche di una diatriba
del 1712 tra Camogli e Recco. Il 20 Settembre di quellanno
il Capitano di Recco svela degli inconvenienti causati
dallallora Amministratore della Tonnara Gio Bono
Olivari a causa della sua imperizia. Pare che non avesse
rispettato la ripartizione dei tonni come indicato nel
decretato del 1603 che era ancora in vigore. Questo
dimostra come Camogli e Recco a quellepoca fossero
molto vicine se dovevano dividersi il pescato.
In altre notizie darchivio del 1612 si legge "...anno
1612. Si introdusse lappalto della tonnara di Camogli,
con che dovesse lappaltatore provvedere di pesci il
Comune e non potesse salariare in marinai ed
inservienti che persone della parrocchia...".
Ancora, nel 1618 quattordici marinai di Camogli
fecero società con un certo Benedetto Costa,
proprietario di tonnara a Santa Margherita, per gestirla
insieme dividendosi i "caratti", ossia porzioni
di essa. I Camogliesi si obbligavano a fornire
quattordici uomini per far la guardia alla pesca, mentre
il Costa impiegava quattro uomini, con la clausola che il
primo tonno che fosse entrato nella tonnara sarebbe stato
offerto al Santuario della Madonna di Nozarego, a Santa
Margherita, per sciogliere un voto fatto dallo stesso
Benedetto Costa. Un altro Santuario trasse beneficio
dalla pesca della tonnara ; intorno al 1630 i proventi
della pesca servirono in parte per la costruzione del
Santuario della Madonna del Boschetto a Camogli che fu
eretto sopra una preesistente cappella che ricordava
l'apparizione della Madonna ad Angela Schiaffino, una
pastorella, avvenuta in quella località il 2 Luglio 1518.
Per devozione, negli anni seguenti, i marinai, ma non
solo, usavano portare al Santuario i loro ex-voto, quadri
che venivano appositamente commissionati per
rappresentare uno scampato pericolo in mare e in terra e
che sono ora riuniti nel chiostro del Santuario e formano
una delle più belle collezioni di ex-voto della Liguria.
Esiste in circolazione
la riproduzione di una antica stampa di Camogli risalente
al 1624 che mostra un progetto per il prolungamento del
molo. Anche questi lavori furono finanziati con i
proventi della tonnara. Da tutte queste notizie storiche
risulta quindi che la tonnara di Camogli è stata in
passato una fonte di benessere per tutta la cittadinanza
e che ora è l'unica e la più antica ancora esistente in
Liguria.
Da questi anni fino al 1801 non si trovano più documenti
che parlino della tonnara. In quell'anno, esattamente il
28 Agosto, il Commissario del Governo scrive alla
Municipalità del Cantone di Camogli quanto segue :
"...Cittadini, dal vostro messaggio sono venuto a
cognizione che padroni di tartanoni e bilancelle osano
perturbare il libero esercizio della Tonnara. Il vostro
usciere ha ordine di citarli al mio Burrò (francesismo
comune all'epoca) e voglio sperare che più non succederà
un simile inconveniente. Salute e Fratellanza.... firmato
Grondona". Questo perché la zona di mare in cui
veniva calata la rete della tonnara doveva intendersi di
esclusiva proprietà dei gestori della stessa. Da un
verbale di seduta tenuto nello stesso mese ed anno
risulta la nomina di una Commissione formata da due
persone per chiedere al Governo a nome della Municipalità
di Camogli : "...li seguenti mezzi per sopperire
alle spese cantonali e comunali ...Assegnazione di una
porzione di utili di questa tonnara ...". Si
trova anche una lettera del 1808 con la quale : "Le
Prefect du Department de Genes, Membre de la Legion
d'Honneur, comunica a Monsieur le Maire de Camogli...."
circa il diritto del Comune di Camogli di percepire una
data quantità di tonno dalla pesca della tonnara ed
autorizza il Maire a far citare l'agente della medesima
"...nanti il giudice competente per quel tanto
che ha omesso di consegnare...". Un altro
documento del 1817 comunica : "...l'obbligo
dell'appaltatore di consegnare dei tonni gratis al
Municipio....".
Questo probabilmente
era dovuto all'impegno da parte della Municipalità di
sopperire ai bisogni della popolazione meno abbiente.
Documenti un po' più recenti, ma non databili, parlano
del passaggio della tonnara da proprietà privata a
Cooperativa tra i pescatori.
Anticamente, inoltre, il tonno veniva lavorato a Camogli,
probabilmente su basi artigianali. In un vecchio
quartiere di Camogli "u Risseu" (che si può
tradurre "Rissuolo"), che si trova sul
lungomare dove la Via Garibaldi si restringe nel
vicoletto che va verso il Rio Gentile ed il levante, c'è
un portone, il n° 72. Questa casa in passato era
chiamata "a frixaia", nome che può evocare un
locale in cui si friggeva qualcosa, e questo può essere,
ma era anche il posto in cui il tonno veniva cotto e poi
messo sotto sale in barili che non erano solo venduti
localmente, ma che prendevano anche la via verso il
Piemonte e la Lombardia e, qualcuno dice, anche
l'Inghilterra.
Lasciamo da parte per ora tutte queste notizie storiche,
interessanti e necessarie, ma anche un po' noiose.
Secondo me servono per rendersi conto che quella
estensione di reti e natelli (sono i galleggianti, una
volta di sughero e ora di plastica, che reggono a galla
le reti stesse) che vediamo stese sotto la chiesa di San
Nicolò dalla barca diretta a Punta Chiappa, hanno alle
spalle un glorioso passato.
Mentre i pescatori di Camogli le calavano in mare e le
toglievano ogni anno, la storia passava su di loro. Sono
passati grandi uomini, pittori, scrittori, sono passate
rivoluzioni, guerre, grandi condottieri.
E tutti gli uomini e la donne di Camogli che hanno
lavorato intorno a quelle reti, che passavano l'inverno a
ripararle e ad intrecciarne di nuove. E sì, perché una
volta le reti erano fatte con la "lisca",
un'erba lunga e flessibile che nasce sul Monte di
Portofino e che qualcuno andava a raccogliere, faceva
seccare e lavorava. Ora non più, le reti, meno l'ultima
parte della "camera della morte" che è di
nylon, sono in filetto di cocco (ajengo superiore) che
arriva in balle ruvide e giallastre ogni anno dall'India.
Durante la permanenza in mare alle reti di cocco
attecchiscono molluschi ed alghe che da un lato sono un
invito per i pesci che vengono attirati da un'esca
appetitosa, ma dall'altro ne impediscono il recupero per
cui, alla fine della stagione, le reti di cocco vengono
tagliate ed abbandonate in mare dove, essendo una fibra
naturale, diventano pastura per i pesci.
L'impianto di Camogli ha nel tempo cambiato nome varie
volte : "tonnara" e "tonnarella". E'
difficile addentrarsi in spiegazioni sulla differenza
delle due denominazioni, è più semplice dire che la
"tonnara" è intesa esclusivamente per la pesca
del tonno (pesca che comincia a Maggio e dura circa
quarantacinque giorni), e che cattura il cosiddetto
"tonno di corsa", quello cioè che entra nei
nostri mari dallo Stretto di Gibilterra per riprodursi
nel Mediterraneo. Questa pesca termina solitamente con la
crudele e sanguinaria "mattanza". La "tonnarella"
invece può catturare qualunque tipo di pesce di
passaggio, oltre ai tonni, rimane in mare da Aprile a
Settembre, e "leva" le reti tre volte al giorno.
Quindi quella di Camogli è in realtà una "tonnarella"
e qui non è mai stata effettuata la mattanza, ma queste
disquisizioni sui nomi sono ormai dimenticate da tempo, e
a noi piace chiamare sempre la grande estensione di reti
che accompagna le nostre estati "LA TONNARA".
La tonnara è legata in modo indissolubile alla mia
infanzia e alla mia gioventù. Il primo accenno di
primavera per me non erano solo gli alberi in fiore e le
rondini, ma anche le grosse reti di filetto di cocco
attaccate al muraglione del molo in tutta la sua
lunghezza in attesa di essere calate in mare. E appena
sapevo che la Tonnara era stata calata, per me era come
se già fosse iniziata l'estate. Poi c'erano quelle voci
che attraversavano Camogli, all'improvviso, come un
tamtam silenzioso, e tutti correvano alla mancina del
porto a vedere il "mostro" catturato dalla
Tonnara.
Una volta era un
grosso squalo, un'altra un balenottero, o un pesce
martello, un pesce diavolo, spaventoso, e una volta
persino un'enorme tartaruga e più recentemente due
rarissimi marlin bianchi. Il 2 Giugno del 1974 venne
catturato un pesce enorme, coloratissimo e tanto raro che
nessuno lo riconobbe, così una foto del pesce venne
sottoposta all'attenzione di Jacques Cousteau che lo
indentificò come appartenente alla famiglia dei pesci
luna (lampris luna), ma di una specie rara, che vive in
alto mare ed a grandi profondità. Questo in particolare
era un pesce imperatore o lampris regius.
Dopo che la folla si era radunata arrivavano i due
fotografi di Camogli, Ciotti e Ferraris, per immortalare
l'avvenimento e il giorno dopo la foto era sui giornali e
tutti cercavano di riconoscersi in quei volti alzati e
incuriositi. Tutto questo si è verificato con una certa
frequenza tra gli anni '40 e '70 e alcuni di quegli
esemplari sono ora esposti al Museo di Storia Naturale di
Genova.
Si sa che ci sono state delle catture particolari anche
prima degli anni '40, ma dopo gli anni '70 certi grossi
pesci devono avere cambiato rotta perché la Tonnara non
ne ha più pescati. C'era poi, e c'è tuttora, un
fenomeno collegato in qualche modo alla Tonnara. Si
vedono improvvisamente sulla superficie del mare, durante
le calme primaverili, delle macchie scure, sembra di
vedere ribollire il mare, e quando ho chiesto la prima
volta di che cosa si trattasse mi hanno risposto che
erano banchi di acciughe che salivano in superficie per
fuggire ai tonni che si trovavano sotto perché questi
pesciolini costituivano il loro pasto favorito. Non so se
questa sia realtà o leggenda, ma come tutte le cose
collegate al mare ha un suo fascino e a me piace pensare
che le cose vadano veramente così.
La dislocazione
strategica delle tonnare deriva dall'osservazione delle
abitudini del tonno, pesce atlantico che entra in
primavera nel Mediterraneo attraverso lo Stretto di
Gibilterra sfruttando la corrente di superficie, per
riprodursi in mari più caldi e meno profondi e che farà
lo stesso cammino in senso inverso per ritornare in
Atlantico in autunno, sfruttando in questo caso la
corrente di profondità. Il tonno che entra nel
Mediterraneo viene chiamato, come ho detto più sopra,
"tonno di corsa". E' nel pieno delle sue forze
perché non ha ancora fatto molta strada, le sue carni
sono molto saporite e la femmina porta le prelibate uova
che vengono ancora lavorate, soprattutto in Sardegna, per
ricavarne la squisita "bottarga".
Il tonno "di ritorno", quello che nuota verso
lo Stretto di Gibilterra e l'Atlantico in autunno, è
ormai stanco per i lunghi trasferimenti, per la stagione
degli amori, e la sua carne non è più molto saporita ed
è per questo che viene raramente pescato in questa fase.
Il tonno non entra nel nostro golfo da Punta Chiappa, ma
da Ponente, dalla parte di Genova, tenendosi sempre in
vista della costa dal lato sinistro, come se ci vedesse
da un occhio solo, e nella sua corsa non vede gli
ostacoli posti di fronte a lui per cui è facile
sbarrargli il passo con una rete posta trasversalmente al
suo cammino, perché il tonno, appena la incontra, viene
ingannato e, credendola sempre parte della costa, la
segue, entrando così nella camera grande della tonnara,
la percorre tutta fino a ritornare al suo ingresso ma,
non trovando un percorso alla sua sinistra, non può che
entrare nelle varie camere fino ad arrivare alla camera
della morte, da dove non ha via d'uscita e dove il suo
destino è segnato.
Nelle tonnare che praticano la mattanza, ormai solo in
Sardegna e Sicilia, la camera della morte, quando è
piena, viene sollevata fino alla superficie e i pesci
vengono arpionati uno per uno e tirati a bordo delle
barche, mentre nelle tonnare di "monta e leva",
come quella di Camogli, il sacco viene sollevato tre
volte al giorno, di prima mattina, in pomeriggio e verso
sera.
Ormai i tonni sono
sempre più rari sulle nostre coste perché i grossi
pescherecci atlantici, tra i quali quelli Giapponesi (grandi
estimatori del tonno crudo) aspettano il pesce
nell'Oceano e lo pescano prima che possa entrare nel
Mediterraneo per riprodursi. Tutto questo sta portando a
drammatiche conseguenze per la sopravvivenza della specie.
Fino a non molti anni fa il nel nostro mare si trovavano
a passare grandi pesci e mammiferi marini di tutti i
tipi, che forse entravano seguendo le navi dirette a
Genova. Il più grande nemico della tonnara era il
capodoglio che, entrando da Punta Chiappa, si trovava
davanti le reti e le distruggeva. Ora i tempi sono
cambiati e la tonnara "insacca" tutti i pesci
che entrano dalla sua apertura : calamaretti, bughe,
sardine, sgombri, sarpe, bisi, occhiate, boniti, palamiti...
e qualche tonno, ma anche, soprattutto a partire da
Giugno, leccie, o ricciole, anche di grosse dimensioni.
Come è già stato detto, la Tonnara anticamente era
gestita da privati, purtroppo non si sa esattamente in
che data è cessata questa gestione. Si sa esattamente di
una Cooperativa fondata nel 1910 e chiamata "Cooperativa
S.S. Prospero e Caterina" che durò fino al 1923. Di
questa cooperativa era amministratore il Cap. Elia
Cichero, aveva 20 Soci, tutti pescatori, che avevano
pagato Lit. 10 ciascuno per essere ammessi a farne parte
e che in più tirarono fuori di tasca loro i soldi
necessari per costituirne il capitale sociale. Un'altra
Cooperativa venne costituita in gran pompa nel 1937.
Esattamente il 7 Febbraio di quell'anno, nell'Aula Magna
del Municipio alla presenza di tutte le Autorità e dei
pescatori Camogliesi veniva costituita la Soc. An.
Cooperativa "Tonnarella di Camogli".
Promotore di questa iniziativa era stato l'allora Podestà
di Camogli Giuseppe Bozzo. Di questo si trova traccia in
una scarna annotazione dell'allora Bibliotecario : "1937
...Fu ripresa in primavera l'antica pesca della Tonnara
in Camogli, sospesa già da diversi anni". Dai
dati statistici di fine anno risultò che la Tonnara, dal
10 Aprile al 29 Ottobre, aveva pescato ben 50.500 Kg di
pesce tra cui, oltre a quello che viene definito un buon
quantitativo di tonni, anche delfini, pescicani, pesci
martello, squali elefante, un balenottero e ben 6.635 Kg.
di pesci luna, palamiti e altre varietà. L'importo
corrisposto a ciascuno dei Soci lavoratori fu di 105.000
lire. L'anno dopo, nel 1938, la Tonnara venne messa in
mare in ritardo a causa dell'attesa dell'arrivo del
cordame di canapa che quell'anno non fu consegnato in
tempo per preparare le reti necessarie alla tonnara.
Nell'autunno del 1943, in due giorni, incapparono nelle
reti della tonnara 64 tonni, per un peso complessivo di 1.050
Kg..
L'inizio della stagione di pesca era anche un momento di
religiosità e di aggregazione perché si sa che, quando
la tonnara veniva calata, il Parroco di San Rocco teneva
una cerimonia religiosa per la benedizione delle reti e
per invocare una buona stagione di pesca, alla presenza
dei tonnarotti e delle loro famiglie.
La tonnara e costituita, come si è detto, da reti messe
in mare secondo una schema fisso che è uguale per tutte
le tonnare, siano esse grandi o di dimensioni più
piccole come quella di Camogli. E' come un iceberg,
quello che si vede in superficie non è che la minima
parte di quello che sta sotto il mare, che è come un
grande palazzo sommerso, formato da porte e stanze, un
grande labirinto che sembra inventato da Dedalo stesso.
Da anni, tantissimi
anni, questa rete viene tesa sempre nello stesso posto a
circa 400 metri da Punta Chiappa, in direzione di Camogli
Viene legata a terra ad uno scoglio che la fantasia
popolare dice si chiami " Pedale" o "Pesale",
in realtà viene ancorata ad un anonimo scoglio, senza
particolari nomi romantici in una piccolissima insenatura
del Monte di Portofino che si chiama "Sca' di Rocco"
e da esso parte la rete d'arresto, detta appunto "pedale",
fatta di filetto di cocco, che da terra chiude il
passaggio ai pesci e li guida verso una prima camera
grande o "di raccolta" anch'essa di cocco,
continua con un sacco la "lea", sempre di
cocco, con maglie che si restringono sempre di più per
finire nella "camera della morte", che ha una
prima parte in cocco e finisce in nylon con maglie sempre
più strette. Il "pedale" è lungo 340 metri,
la porta d'entrata nel recinto che è antistante alla
"camera della morte" è larga 25 metri. A
destra si trova un recinto rettangolare lunga 80 metri e
a sinistra, davanti al "sacco" c'è
un'anticamera di 30 metri che conduce alla "camera
della morte" che misura 100 metri. La rete viene
ormeggiata sul fondo ed è profonda dai 10 ai 45 metri.
Per ancorarla al fondale vengono usati 26 ancorotti,
unitamente a delle grosse pietre del peso di circa 20 Kg
. ciascuna. Per mantenere le reti perimetrali
perfettamente verticali vengono impiegati dei
galleggianti di plastica posti a distanze regolari. Le
maglie della rete, abbastanza larghe in alto, si fanno
sempre più strette scendendo verso il basso fino alla
"camera della morte" che è senza via d'uscita.
Sopra le reti una
volta erano ancorate due barche, strane a vedersi,
disalberate, senza sovrastrutture, sembravano quasi gli
avanzi di un naufragio, invece giocavano un ruolo molto
importante nell'impianto della Tonnara. La prima, fissa e
più grande, era situata all'ingresso della "Camera
della morte" e anticamente veniva chiamata "rancio"
perché vi si trovava l'alloggio dell'equipaggio di turno
e la cucina, mentre in seguito ha preso il nome di "poltrona",
e veniva usata dai tonnarotti per la "levata"
del sacco L'altra barca, che era mobile e un po' più
piccola, viene chiamata da sempre "asino", era
ancorata al sacco e su di essa veniva caricato il pescato
dopo la "leva". Ai giorni nostri alcune cose
sono cambiate ; la "poltrona" si trova sempre là,
grande e grigia, ancorata al sacco e immobile mentre l'"asino"
viene portato avanti e indietro tre volte al giorno da
Camogli verso la Tonnara dai sei tonnarotti di turno,
portando a rimorchio una barca più piccola, e poi viene
fissato all'altra estremità del sacco.
Usando la barca più piccola i tonnarotti si muovono
agevolmente tra le due barche e passano così sulla
"poltrona" da dove cominciano a sollevare la
"camera della morte" per mezzo di sei cavi
avvicinandosi lentamente, metro per metro, all'"asino"
finché tra le due barche rimane solo un grande sacco
pieno di pesci guizzanti che vengono poi caricati sull'"asino"
che, ancora una volta torna a Camogli con il pescato.
Come ho già detto questo avviene tre volte al giorno,
con orari che cambiano secondo i mesi, ma la prima levata
è all'"albetta", come viene chiamata, cioè al
sorgere del sole, la seconda a metà mattinata e infine
la terza, nel tardo pomeriggio.
Ma chi sono questi tonnarotti, che ora lavorano
in turni settimanali di sei, ma che in passato sono stati
anche molti di più ? Sono ragazzi che in parte
vengono assunti stagionalmente e in parte lo fanno per
mestiere, anche tramandandoselo di padre in figlio, e che
devono essere dotati di una buona dose di spirito di
sacrificio, di entusiasmo e anche di una grande passione
per il mare per sopportare i disagi di una professione
che li porta a sottoporsi a levatacce e fatiche non
indifferenti. Comunque qualcuno di loro mi ha detto che
la fatica è attenuata dalla passione per questo tipo di
vita.
Le operazioni di levata sono dirette dal "Rais",
parola di chiara origine araba, che a Camogli diventa
"Raixe", con i suoi marinai, attualmente sei,
che lavorano su due turni di una settimana ciascuno, da
sabato a sabato. Oggi ci sono due "Rais", i
fratelli Giovanni e Antonio Revello che insieme al figlio
di questultimo, Giuseppe, si occupano anche della
lavorazione della rete di cocco durante linverno.
Questa operazione viene fatta interamente a mano, usando
del filetto di cocco che arriva ogni anno dallIndia
in balle da 150 Kg. luna. La rete finita pesa 1.200
Kg..
A San Fruttuoso, piccolo borgo raggiungibile solo in
barca o a piedi attraverso un ripido sentiero che parte
dal Monte di Portofino, vengono lavorati ogni anno, a
mano e secondo canoni antichi, i lunghi cavi che
serviranno sia per legare tra loro le varie parti della
rete, che per sollevare il sacco durante la levata.
Questi, la pesca con la tonnara, la lavorazione delle
reti di cocco, sono mestieri antichi, che una volta
coinvolgevano buona parte della pop
olazione anche durante
linverno. Ora viene da chiedersi: fino a quando
dureranno? Uno trema al pensiero che tutto questo vada
perduto, che finisca.
Sono tradizioni che
hanno la loro origine nella notte dei tempi, che hanno già
subito tante trasformazioni e che non potranno rimanere
immutate. Ci si può solo augurare che, data anche la
tipologia e la dislocazione della tonnara di Camogli, che
non è subordinata solo al passaggio dei tonni, questa
pesca possa essere portata avanti ancora per molti anni a
venire da un gruppo di persone coraggiose, che non si
lascino intimidire dallavanzare della modernità e
della tecnologia, ma che piuttosto si facciano sorreggere
dal pensiero di non lasciare morire un mestiere così
antico e affascinante.