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JIM MORRISON & THE DOORS
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Tempesta Elettrica 

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LA PUBBLICAZIONE DI «TEMPESTA ELETTRICA»

"Intorno alla quarta o quinta elementare ho scritto una poesia intitolata Il Pony Express. Quella è la prima che mi ricordo. Era una di quelle poesie tipo ballata. Comunque non sono mai riuscito a finirla". Sta forse nelle parole dello stesso Jim Morrison, leader dei Doors morto trent’anni fa — il 3 luglio del ‘71 a Parigi, in circostanze mai chiarite — la sintesi e la metafora di una vita, artistica e non solo, troppe volte raccontata e interpretata. La sua carriera durò 5 anni, quando morì ne aveva 27, e in vita fece in tempo ad essere amato e ripudiato. Ma è stato dopo, in questi 30 anni, che attorno alla sua figura si sono costruiti miti e stereotipi: ognuno ha riversato sulla sua biografia — perfetta per essere rinchiusa nel mito del Re lucertola che incarna la filosofia del "sesso droga e rock & roll" — le aspettative e i demoni di generazioni di giovani. Lui, James Douglas Morrison — come volle firmare le proprie antologie di versi — si sentiva essenzialmente un poeta. Scrisse sempre, liriche, frammenti. Ventisei taccuini e un migliaio di appunti è ciò che gli amici Frank e Katherine Lisciandro raccolsero e riordinarono dopo la sua morte. Ne nacque un’antologia completa, che esce ora in Italia per i tipi di Mondadori con il titolo Tempesta elettrica (pagine 560, Lire 30.000), a cura di Riccardo Bertoncelli e con traduzione di Tito Schipa jr..

Ma la poesia non avrebbe mai garantito allo studente dell'Ucla le platee urlanti, le folle adoranti a cui, nell’esuberanza e nell’insicurezza dei suoi vent’anni, non seppe rinunciare. E diventò il cantante dei Doors: cantante a suo modo, lo sciamano che sul palco interpretava — con la voce e il corpo — i suoi testi ispirati e forti. Ma non rinunciò mai alla sua prima vocazione, e nel 1970 l’editore Simon& Schuster pubblicò finalmente le sue poesie, amate dal poeta beat Michael McClure. Morrison invece oscillava tra entusiasmo e incertezza: voleva che la sua mano cominciasse "a muoversi per conto suo, con me assolutamente non coinvolto, per così dire. Ma non è mai successo". Così cercò di sostenere il suo talento con l’alcool e le droghe, che lo aiutavano creare e contemporaneamente lo distruggevano: un’ombra che cominciò a calare su di lui. "La Sup. Strada Solitaria / Autostoppista infreddolito / Timoroso dei Lupi / & della sua stessa / Ombra", scrisse in "La paura".

L’8 dicembre 1970, giorno del suo 27esimo compleanno, Morrison tornò su un progetto che gli stava particolarmente a cuore: voleva realizzare un disco di poesia-musica e prenotò i Village recorders studios per registrare alcune ore di letture: ma la grande ispirazione dell’inizio cedette il passo alla deconcentrazione, e l’esperimento si chiuse nel sonno dell’ennesima sbronza. Ancora una volta Morrison non seppe governare l’"intensa visitazione d’energia" per dare forma e compiutezza alla materia: ancora una volta, forse per debolezza o incostanza, non riuscì a mettere insieme i frammenti per formare il suo quadro poetico. "La vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità. Apre tutte le porte. E voi potete passare per quella che preferite", aveva scritto. Se James Douglas Morrison non è stato "uno dei poeti migliori della sua generazione", come alcuni lo hanno definito, di certo con i suoi versi è riuscito ad aprire qualche porta.

Articolo tratto da "Avvenire" del 3/7/2001

 

IL LIBRO:

Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti.
Autore: Jim Morrison
Editore:
Mondadori
Anno: 2001
Dati: 560 p.
Lingua: Italiano con testo originale a fronte
Prezzo: Lire 30.000
Note: a cura di Riccardo Bertoncelli e con traduzione di Tito Schipa jr.
Sul sito: [ Vedi scheda del libro ]

 

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