JIM MORRISON &
THE DOORS
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LA PUBBLICAZIONE DI «TEMPESTA ELETTRICA» "Intorno
alla quarta o quinta elementare ho scritto una poesia
intitolata Il Pony Express. Quella è la prima che
mi ricordo. Era una di quelle poesie tipo ballata.
Comunque non sono mai riuscito a finirla". Sta forse
nelle parole dello stesso Jim Morrison, leader dei Doors
morto trentanni fa il 3 luglio del 71
a Parigi, in circostanze mai chiarite la sintesi e
la metafora di una vita, artistica e non solo, troppe
volte raccontata e interpretata. La sua carriera durò 5
anni, quando morì ne aveva 27, e in vita fece in tempo
ad essere amato e ripudiato. Ma è stato dopo, in questi
30 anni, che attorno alla sua figura si sono costruiti
miti e stereotipi: ognuno ha riversato sulla sua
biografia perfetta per essere rinchiusa nel mito
del Re lucertola che incarna la filosofia del "sesso
droga e rock & roll" le aspettative e i
demoni di generazioni di giovani. Lui, James Douglas
Morrison come volle firmare le proprie antologie
di versi si sentiva essenzialmente un poeta.
Scrisse sempre, liriche, frammenti. Ventisei taccuini e
un Ma la poesia non avrebbe mai garantito allo studente dell'Ucla le platee urlanti, le folle adoranti a cui, nellesuberanza e nellinsicurezza dei suoi ventanni, non seppe rinunciare. E diventò il cantante dei Doors: cantante a suo modo, lo sciamano che sul palco interpretava con la voce e il corpo i suoi testi ispirati e forti. Ma non rinunciò mai alla sua prima vocazione, e nel 1970 leditore Simon& Schuster pubblicò finalmente le sue poesie, amate dal poeta beat Michael McClure. Morrison invece oscillava tra entusiasmo e incertezza: voleva che la sua mano cominciasse "a muoversi per conto suo, con me assolutamente non coinvolto, per così dire. Ma non è mai successo". Così cercò di sostenere il suo talento con lalcool e le droghe, che lo aiutavano creare e contemporaneamente lo distruggevano: unombra che cominciò a calare su di lui. "La Sup. Strada Solitaria / Autostoppista infreddolito / Timoroso dei Lupi / & della sua stessa / Ombra", scrisse in "La paura". L8 dicembre 1970, giorno del suo 27esimo compleanno, Morrison tornò su un progetto che gli stava particolarmente a cuore: voleva realizzare un disco di poesia-musica e prenotò i Village recorders studios per registrare alcune ore di letture: ma la grande ispirazione dellinizio cedette il passo alla deconcentrazione, e lesperimento si chiuse nel sonno dellennesima sbronza. Ancora una volta Morrison non seppe governare l"intensa visitazione denergia" per dare forma e compiutezza alla materia: ancora una volta, forse per debolezza o incostanza, non riuscì a mettere insieme i frammenti per formare il suo quadro poetico. "La vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità. Apre tutte le porte. E voi potete passare per quella che preferite", aveva scritto. Se James Douglas Morrison non è stato "uno dei poeti migliori della sua generazione", come alcuni lo hanno definito, di certo con i suoi versi è riuscito ad aprire qualche porta. Articolo tratto da "Avvenire" del 3/7/2001
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