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JIM MORRISON & THE DOORS
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Parigi ricorda Jim 

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Parigi ricorda Jim Morrison a trent’anni dalla morte

PARIGI. Chopin, Proust, Wilde, Balzac, Hugo: al Pere Lachaise gli ospiti illustri non mancano, ma nel celebre cimitero monumentale di Parigi la superstar è lui, Jim Morrison. Quella del solista dei Doors è la tomba più visitata. E per i trent’anni dalla morte, che ricorrono proprio oggi, ci si aspetta una folla oceanica di fans. "Saremo in cinquantamila", assicura Ray Manzarek, organista della band, anche se il numero sembra davvero esagerato.

Di sicuro comunque Parigi commemorerà alla grande l’anniversario: oggi Manzarek presenterà al teatro Bouffes du Nord una serie di film rari o inediti sui Doors. E in altri tre teatri della capitale sono previste serate musicali in onore dell’indimenticato Jim. Anche il mondo discografico celebra l’evento, con l’uscita di due Cd, "The Best of the Doors" e "Bright Midnight. Live in America". Il "grande maledetto del rock" riposa nella divisione 6 del Pere Lachaise, nel Ventesimo Arrondissement. Due videocamere a circuito chiuso ne tengono sotto controllo la tomba 24 ore al giorno. "Non vengono soltanto vecchi ex-capelloni nostalgici degli Anni Settanta, ma molti giovani di 18-20 anni che non hanno mai conosciuto quell’epoca", dice un venditore ambulante che all’ingresso del camposanto vende tee-shirt e statuette del più popolare "caro estinto" locale. Molti i fans che chiedono ai sorveglianti se il cantante dei Doors è davvero sepolto là sotto, se non è stato per caso traslato nei natii Stati Uniti. Una domanda agganciata alle tante leggende metropolitane che lo vogliono vivo, in fuga dal mondo, scomparso in Africa alla ricerca delle tracce del suo poeta preferito, Arthur Rimbaud.

In effetti non tutto è limpido e trasparente nel decesso dell’iconoclasta del rock, che nel suo album più famoso e scandaloso — "The End" — dava sfogo ad un incontenibile odio. L’autopsia non fu fatta. Il certificato medico parla genericamente di "morte naturale" per arresto cardiaco. Una vaghezza che ha alimentato le congetture più selvagge, persino quella di "un piano dell’FBI" per eliminare un ingombrante capofila della contestazione alla guerra in Vietnam. Jim aveva appena 27 anni quando la notte del 3 luglio del 1971 fu — secondo la versione ufficiale — trovato cadavere dentro il bagno dell’appartamento di Rue Beautrellis, nel quartiere parigino del Marais, dopo una sera di bevute al club "Rock’n’Roll Circus". Nella Ville Lumiere si era trasferito quattro mesi prima assieme a Pamela Carson, la sua compagna. Ne aveva abbastanza dei Doors e della California, malgrado la band — creata a Los Angeles nel 1965 — gli avesse dato fama e ricchezza.

Voleva costruirsi una nuova vita come poeta. "Il rock è morto", ripeteva. E un suo amico di quell’ultima fase, François Jouffa, ha raccontato nei giorni scorsi sul domenicale "Journal du Dimanche", che la sera prima del decesso Jim andò nel Quartiere Latino per comprare dell’eroina, ma non per sè: lui beveva come una spugna, ma non si drogava. L’eroina era per Pamela, stroncata nel 1974 da un’overdose. Jouffa non esclude che la morte di quel ribelle nato sia avvenuta in una toilette del "Rock’n’Rolls Circus", in Rue de Seine, vicino Saint Germaine dés Prés, dove era andato con due trafficanti di droga. Nel decesso il medico legale di nome Vassille non riscontrò ad ogni modo nulla di sospetto. L’ufficiale della polizia giudiziaria Jacques Manchez autorizzò la sepoltura dopo una breve inchiesta. Il funerale, alla chetichella, fu fatto il 7 luglio. Quel giorno al Pere Lachaise c’erano per l’estremo addio solo Pamela e quattro amici, tra cui la regista Agnes Varda.

Articolo tratto da "Il Secolo d'Italia" del 3/7/2001

 

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