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JIM MORRISON & THE DOORS
Raccolta di articoli, immagini, discografia, bibliografia, suonerie, testi, anteprime e curiosità

 
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JIM MORRISON 18 ANNI DOPO

 dietro quella porta 

Il 3 luglio del 1971 il carismatico leader dei Doors cessava per sempre di cantare e di provocare. Da allora il suo mito è cresciuto senza soste fino ad entrare di diritto nella più pura mitologia del rock. Nell’anniversario, pubblichiamo un’ampia retrospettiva su Morrison e sulla band corredata da un’esclusiva intervista a Robby Krieger, che delle "porte" fu lo storico chitarrista.

Let’s just say I was testing the bounds of reality.
I was curious to see what would happen.
That’s all it was. just curiosity.
(Jim Morrison, Los Angeles 1969)

 

Il lungo viale ciottoloso termina ai piedi di una imponente scalinata, ma prima di giungervi si diparte sulla destra una piccola strada fiancheggiata da austeri resti di vecchie cripte corrosi dal tempo e dal muschio che li ricopre. Intorno, un vociare sommesso e i visi seri di gente anomala: apparentemente fuori posto. Père Lachaise è forse il più visitato dei cimiteri parigini; centrale ma allo stesso tempo appartato, vi riposano immersi nel verde più di cento tra i maggiori artisti degli ultimi due secoli ma, ciononostante, il viavai scomposto di giovani provenienti da tutto il mondo stride con l’austera atmosfera del luogo. Una scritta attira la mia attenzione. Una mano ignota ha indicato la via con un gessetto rosso: basta un nome, Jim Morrison. Non ci si può sbagliare, è sufficiente accodarsi e dopo pochi minuti, stretta in un abbraccio di fredda pietra, mi appare in tutta la sua sinistra bellezza. Fiori, rose soprattutto, la ricoprono interamente. La lapide, sormontata da un busto dai tratti levigati dalle carezze dei fan, riporta semplicemente un nome e una data, "Jim Morrison 1943 - 1971". Ma la frase scompare tra le migliaia di dediche, nomi, brevi poesie e firme.

A dispetto delle mode, di un mondo in continua trasformazione lo sciamano dei Doors rimane un punto fermo della nostra epoca, una porta attraverso la quale il passato si congiunge con il presente. Una ragazza depone una bottiglia di champagne ai piedi della tomba; è vuota e contiene un biglietto arrotolato sul quale spiccano una ‘i’ e una ‘M’. Non è facile trovare posto tra le pieghe del sudario scarlatto, ma alla fine vi riesce. E’ un attimo, accarezza i capelli di marmo e s’incammina verso l’uscita a passi lenti. Sono trascorsi 18 anni da quell’inizio di luglio quando Pamela Sue Carson, ‘la mia ragazza cosmica’ come suoleva chiarmarla affettuosamente Jim, il manager Bill Siddons e pochi altri amici diedero l’ultimo saluto al leader dei Doors ma il pellegrinaggio continua senza soste. Jim ne sarebbe stato contento, così come del luogo della sua sepoltura: lo stesso che soleva visitare di frequente, ammirando le tombe di alcuni eroi delle sue letture come Oscar Wilde e Balzac o miti come Edith Piaf e Chopin. Parigi rappresenta in quell’inizio estate del 1971 la quiete dopo la tempesta, il poter finalmente dedicarsi al teatro, alla poesia trascurando per un attimo la parte musicale del suo animo travagliato di artista. Porta sul corpo i segni evidenti di un decadimento quasi totale, fagocitato da alcol e droghe che ne hanno trasformato il fisico nel breve arco di due anni. Gonfio, assente, spesso incapace di connettere riesce qui a rivivere, a rigenerarsi ammirando luoghi mitici come l’Hascisc Club di Baudelaire e Gautier o il Louvre tempio di quell’arte tanto amata in gioventù. "Dopo aver progettato Parigi hanno buttato via tutto perché restasse unica" suole dire ammirando la città con gli occhi di un bambino. Bazzica al Circus, il club più ‘in’ ed è proprio lì che passa la notte prima della sua morte. Da questo momento in poi, sino al ritrovamento del corpo immerso nell’acqua della vasca da bagno da parte di Pamela, s’intrecciano una ridda di voci, di supposizioni, di teorie. Alcuni affermano che già al Circus Jim è cadavere e viene portato a casa da un paio di amici fidati: altri asseriscono che, giunto nel suo appartamento, si prepari un bagno caldo mentre Pamela si addormenta e che venga ritrovato la mattina seguente (questa è la più accreditata e si riferisce alla notte del 3 luglio); altri ancora parlano di un cinema in cui Jim si reca a vedere il film "Pursued" con Robert Mitchum – il suo attore preferito – da solo, dopo aver mandato Pamela a casa; da qui in avanti, il buio più totale.

Resta il fatto che il corpo viene inumato tre giorni dopo ma, anche qui, il mistero resta. Nessuno, tranne Pamela che però morirà tre anni più tardi portando il segreto con sé, riesce a vedere la salma perché all’arrivo di Siddons la bara è già chiusa e il referto medico-legale, del resto abbastanza vago, porta la firma di un dottore che non verrà mai rintracciato. Nessuna indagine, nessuna autopsia, nulla di nulla. L’idea di un’overdose viene accantonata data la ben nota paura di Jim verso ogni tipo di ago mentre è certo soffrisse di complicazioni polmonari con crisi violente. Comunque sia, vivremo di fantasie fantasticando un sua fuga dalla pazza folla (Jim non era nuovo a certe cose) verso chissà quali lidi sperando che un giorno o l’altro torni tra noi. Dopotutto, gli eroi non hanno famiglia né vita propria: appartengono al mito, immortali.

E certi legami terreni sono sempre stati evitati, negati dal Re Lucertola. Già all’epoca del contratto con l’Elektra, al momento di stilare le schede personali come si usava allora, Jim noie che alla voce famiglia venga scritto "morti" sebbene sia il padre, ammiraglio della marina, e la madre godano di ottima salute. L’estro poetico si manifesta già in tenera età, come l’attrazione quasi fisica per tutto ciò che è pseudoreligioso, catartico e mistico, il fato come valvola che regola la nostra vita, la poesia come fine ultimo attraverso il rock. Riempie centinaia di fogli di poesie, brevi frasi, notazioni sul mondo che lo circonda e sulle centinaia di libri la cui lettura occupa pomeriggi e intere nottate. Vuole diventare un poeta-scrittore ma, sebbene seguace della dottrina decadentista baudelairiana, non si ferma al trittico "Fiori del Male" - "Morte a Venezia" - "Il Ritratto di Dorian Gray" incamminandosi sulle orme di Rimbaud, di Dylan Thomas, di Brendan Behan, del Nietzsche della "Genealogia della Morale" e dell’autobiografia "Così Parlò Zarathustra" per arrivare sino a Platone e Aristotele. Scrive come un forsennato, soprattutto poesie. A scuola segue assiduamente, e con profitto, corsi sulla filosofia della protesta, la psicologia del collettivo, sul teatro, recitazione e scenografia. Scrive un saggio di fine anno su un’interpretazione tutta personale di "Aspettando Godot" ed è interessante notare come la messa in scena preveda, verso la fine, la presenza di un uomo crocifisso e grondante sangue chiara anticipazione di quello che sarà la sconvolgente clip di "Unknwn Soldier" di lì a pochi anni.

Nel 1964 arriva finalmente l’iscrizione all’UCLA e all’amicizia con alcuni compagni di Campus, tra cui Ray Manzarek e un promettente allievo di nome Francis Ford Coppola. Durante i fine settimana, Jim ama passeggiare sulla spiaggia di Venice, ed è proprio qui che incontrerà un pomeriggio Ray e con lui il suo futuro. Nel frattempo è circondato da una corte di fedeli tra cui Dennis Jakob, futuro assistente di Coppola nel film "Apocalipse Now" con musica dei Doors, John Di Bella legato a Jim da affinità letterarie (filosofia e sciamanismo su tutte), il teorico Phil Oleno e per ultimo Felix Venable il più pazzo di tutti, colui che inizierà Jim all’alcol, alle pillole e ai racconti interminabili. E’ in questo periodo che nasce gran parte del materiale di "The Lords: Notes On Vision", dapprima pubblicato privatamente in tiratura limitata e solo in un secondo tempo, insieme a "The New Creatures", edito su territorio nazionale. E’ John Di Bella a presentare a Jim Ray Manzarek il quale a sua volta, lo invita ad unirsi al gruppo Ray and The Ravens. Intanto, trasferitosi a Venice definitivamente, Jim inizia a vivere il grande c"Archives", un doppio bootleg dei Doors. (Vedi la recensione alla pagina 'bootlegs 33 giri' nella sezione discografica)oncerto rock che è la sua vita. Prendono forma "Hello I Love You" (tre anni prima della sua incisione ufficiale), "End Of The Night" ispirata dal racconto di Céline "Journey To The End Of The Night", "Soul Kitchen" dedicata ad un ristorante presso il porto, e "My Eyes Have Seen You" riferita alle decine di antenne televisive che Jim poteva osservare dalla finestra di casa. Nasce anche il primo nucleo di "The Celebration Of The Lizard", incisa integralmente per la prima volta in "Absolutely Live", intitolato "Not To Touch The Earth" e un abbozzo di "People Are Strange". Alcune di queste, più "Moonlight Drive’’ e "Summer’s Almost Gone", verranno presentate da Ray and The Ravens sotto forma di demotape (i mitici Aura Demos) a svariate labels ricevendo quasi sempre risposta negativa. Del gruppo fa ora parte anche un ottimo batterista di nome John Densmore che Ray ha conosciuto durante un corso di meditazione trascendentale: i tasselli cominciano a prendere posto.

Qualche giorno prima, era intanto avvenuto il fatidico incontro. "Jim mi fermò e incominciammo a parlare", rammenta Manzarek. "Mi disse che aveva scritto delle canzoni. ‘OK sentiamole’ buttai lì. Lui s’inginocchiò, giocò con la sabbia e chiudendo gli occhi comincio a recitare i primi versi di ‘Moonlight Drive’. Io, incantato, aspettai che finisse poi urlai ‘Assolutamente te fantastico. Formiamo una band e guadagniamo subito un milione di dollari’’’. Gli ultimi ritocchi hanno le fattezze di Robby Krieger, chitarrista esperto, e portano il nome "The Doors", preso a prestito da una frase di William Blake riprese dallo scrittore Aldous Huxley come titolo del suo "The Doors Of Perception". Sarà proprio dalla sua lettura che Jim riceverà la spinta definitiva all’uso di alcol, LSD, white lighting e naturalmente erba lungo un sentiero senza fine. Il primo lavoro offerto alla neonata band è un ruolo di house group al London Fog, un locale sul Sunset Strip a pochi isolati dal più famoso Whiskey a Go-Go. Il cartellone all’entrata del club riporta "Doors, il gruppo di Venice": è fatta. Frequentato da personaggi di dubbia provenienza e aspetto, il Fog frutta ai Doors dieci dollari a sera, giusto per bagnarsi la gola al bancone del vicino Whiskey dove i ragazzi praticamente soggiornavano.

Lo show di Morrison inizia a prendere i contorni che lo renderanno famoso: canta, recita, mima amplessi e si produce in versi e gesti lascivi e oltraggiosi. Comportamento che porta a numerosi licenziamenti e ad altrettanto numerose riassunzioni dopo che gruppi sempre più numerosi di ragazzi minacciano l’ostracismo se i Doors e quel folle del loro cantante non tornano sul palco. Ad assistere alla loro performance capita anche Jack Holzman, fondatore e direttore della Elektra, ma rimane indifferente; su consiglio del leader dei Love Arthur Lee vi torna alcuni giorni dopo e questa volta rimane colpito dalla versione di "Alabama Song". ‘Sanno anche fare cose intelligenti’, pensa tra sé e sé e fissa un appuntamento per il giorno seguente. Il contratto prevede sei album, il primo subito. Una sera, fatto come mai prima, Jim sale i tre gradini che portano sul palco del Whiskey e incomincia a declamare i versi di "The End" ma l’atmosfera è più elettrica del solito, quasi a presagire qualcosa; socchiude gli occhi per poi riaprirli improvvisamente recitando alcune frasi scritte poche ore prima "And he looked inside ‘Father’, ‘Yes son’, ‘I want to kill you’, ‘Mother I want to fuck you’". Il soffitto pare crollare, il pubblico, ammutolito, resta immobile. Da stasera Jim Morrison appartiene alla leggenda. Lo spunto gli è venuto leggendo "La nascita della tragedia" di Nietzsche quando Edipo uccide su padre e sposa sua madre. Dirà: "Edipo risulta una specie di eroe romantico, saggio ma profondamente infelice, estremamente affascinante".

Nel gennaio del 1967 poi, sotto l’egida di Paul Rothchild, il primo sospirato album opportunamente intitolato "The Doors". Ne fanno parte undici brani tra cui il singolo "Break On Through", la mitica "The End" e il primo gioiello di Robbie Krieger, quella "Light My Fire" che avrebbe infiammato ogni loro concerto trasformandolo da semplice cronaca a evento.

Al disco va altresì attribuito il merito di aver dato il via alla moda dei cartelloni pubblicitari rock lungo il Sunset. "Break On Through with an Electrifying album" domina il lungo viale, sormontato dai visi dei quattro (stranamente, la foto è quella del retrocopertina con Jim in secondo piano). Morrison non è più un performer, un semplice entertainer né uno showman ma uno sciamano che officia il suo rito sabbatico ogni sera davanti a migliaia di persone incantando, ammaliando, sconcertando. E’ un posseduto, un invasato visionario che vuole a tutti i costi superare l’orlo della pazzia sul quale vacilla per poter scoprire cosa si nasconde dietro. Ai concerti, spesso come supporto di band come i J. Airplane, almeno un terzo dei presenti sfolla al termine della loro esibizione: l’imperativo della West Coast, ma non solo di quella, è "non puoi perderti uno show di Jim Morrison, a nessun costo".

Ormai conscio del suo carisma, dell’ascendente sul pubblico e del fatto che a lui guardano con ammirazione ed invidia sia la parte colta e intellettuale, che la frangia più numerosa dei teenyboppers, il Lizard King comincia a pensare alla sua immagine; compra un vestito di pelle di serpente che passerà alla storia, e un completo di pelle marrone aderente al massimo. Sesso, droga e alcool entrano sempre più intimamente nella sua vita ma fortunatamente l’artista non ne risente, anzi. Sul secondo "Strange Days" troviamo infatti classici come "Horse Latitudes" e "Moonlight Drive" imperniate sul binomio morte-acqua insieme a "You’re Lost Little Girl" (incisa mentre Jim subisce le attenzioni di una ragazza) e l’altro classico "When The Music Is Over" contenente alcuni versi tra i più famosi quali "cancel my subscription to the resurrection", "we want the world and we want it now" e "a feast of friends alive she cried" che daranno titolo al film "Feast Of Friends" e al live postumo "Alive She Cried".

Con l’album "Strange Days" alto nella classifiche Jim si concentra ora su alcuni nuovi pezzi, più impegnati e forse maggiormente consoni al vero spirito dell’autore. Prendono così forma "The Unknown Soldier" (il milite ignoto) perfetto veicolo per far affiorare il lato prettamente teatrale del gruppo e "Five To One", titolo che il cantante non spiegherà mai ma che si pensa si riferisca alla percentuale di fumatori di droga a Los Angeles.

Newsweek titola "Gli eccezionali Doors: acciaio freddo, un mondo stregato e un frullo proibito" e Vogue gli fa eco "Le canzoni di Morrison sono cariche di un simbolismo freudiano: scrive, come se E.A. Poe si fosse reincarnato in un hippie" mentre Time sottolinea la sua frase "sono interessato a tutto co che riguarda la rivolta, il disordine, il caos".

Ma il miglior commento rimane senza dubbio quello del Village Voice, il quale afferma senza perifrasi "non c’è mai stato un simbolo sessuale maschile più potente, da quando James Dean è morto e Marlon Brando ha messo su pancia". Risalgono a questo periodo i famosi scatti di Jim a dorso nudo, la cosiddetta session della "testa del giovane leone" ad opera di Joel Brosky, che rimangono i più belli in assoluto, oltreché i più famosi. Ma al successo e alla fama si accompagnano sempre sfortuna e guai e i Doors non fanno eccezione.

"Run Free", un bootleg che fra le altre cose contiene i demos dei Doors scartati da mole label all'inizio dell'attività. (Vedi la recensione alla pagina 'bootlegs 33 giri' nella sezione discografica)Il 9 dicembre del 1968 è un giorno infausto, che segnerà negativamente la carriera del quartetto mettendone persino in forse la sopravvivenza. Questi i fatti. Siamo a New Heaven e Jim, trovando affollato e troppo rumoroso il camerino della band, decide di appartarsi con una ragazza in uno dei bagni. Scoperti da un poliziotto, vengono scambiati per due intrusi e invitati ad andarsene. Al secco no di Jim e alle frasi non proprio urbane che seguono il cop risponde estraendo una bomboletta contenente una schiuma urticante in grado di accecare momentaneamente chi ne viene colpito. Riavutosi in tempo per il concerto, Jim medita vendetta e la mette in atto allorché, durante "Back Door Man" inizia a raccontare l’accaduto. Un paio di minuti più tardi le luci si accendono e i poliziotti addetti al servizio d’ordine irrompono sul palco portandolo via di peso. Da notare che vengono arrestati anche un giornalista del Villlage Voice e un fotografo di "Life", garantendo in tal modo un’enorme pubblicità all’accaduto. L’ufficio dei Doors viene sommerso nei giorni seguenti da migliaia di lettere dei fans che difendono Jim esortandolo a continuare su questa strada: un biglietto dice "i Beatles e gli Stones servono a farti saltare il cervello, i Doors ti servono dopo...".

Passata la bufera, la band si concentra sul nuovo album, "Waiting For The Sun". L’esclusione della lunga "Celebration Of The Lizard" impone l’aggiunta di nuova linfa vitale, così vengono ripescate "Hello I Love You" e "Summer’s Almost Gone" e affiancate ai già citati manifesti doorsiani "Five To One" e "The Unknown Soldier". Ad ogni modo, per espresso volere di Morrison, il testo di "Celebration" viene riportato integralmente sulla copertina interna (e persino tradotto in italiano nella versione nostrana del disco). Dal vivo i Doors vedono intanto la loro popolarità aumentare a dismisura, concerto dopo concerto. Dopo il successo dell’Hollywood Bowl, da cui verrà tratto l’omonimo video più di venti anni dopo, arriva puntuale quello alla Roundhouse di Londra, tre notti da favola riprese anche dalla Granada TV per uno special sul gruppo dal titolo "The Doors Are Open".

Il tour europeo prevede tappe a Copenaghen, Francoforte ed Amsterdam ed è proprio nella capitale olandese che Morrison rischia il peggio.

Imbottito di hascish (ne manda giù una quantità imprecisata prima di passare attraverso la dogana) pensa bene di allungarlo con diversi bicchieri di una micidiale mistura di whiskey e altre diavolerie. Risultato: stramazza a terra in camerino, in stato semicomatoso. Occhi vitrei, respiro fiebile e colorito terreo non dà segni di vita e solo al più vicino ospedale la prognosi verrà sciolta. Naturalmente, per lui si tratta di ordinaria amministrazione e il mattino seguente è già in piedi e chiede notizie sull’accaduto di cui, dice, non ricorda assolutamente nulla.

All’inizio del 1969 il gruppo viene definito "i Beatles americani" e Jim votato "l’uomo più sexy del R&R" ma la vena creativa del leader pare essersi appannata. "Non riesco a concentrarmi", confida in un’intervista, "mi manca lo spunto, le idee sembrano evitarmi come un lebbroso". Così, sempre alla ricerca di una nuova identità compositiva, s’imbatte con il gruppo teatrale del "Living Theatre" diventandone immediatamente grande estimatore; al. punto di non perdersi una sola replica e appropriandosi della loro gestualità e dei grandi mezzi espressivi. Una mossa vincente, in grado di ridare fiducia all’artista ed energia all’uomo, ma allo stesso tempo causa indiretta dell’altro episodio fortemente negativo passato alla storia come "l’affaire Miami". Le premesse per uno spettacolo diverso ci sono tutte. Un’aviorimessa mezza diroccata e instabile, una temperatura da fornace e migliaia di persone stipate come sardine; Jim naturalmente ubriaco e voglioso di mettere a frutto gli insegnamenti teatrali appena ricevuti. L’exploit inizia sulle note di "Back Door Man" e prosegue con "Five To One" per raggiungere l’acme durante "Touch Me"; Jim inizia a slacciarsi la cintura mentre Vince, un roadie spinto sul palco da Ray, gli si avventa contro cingendolo alla vita. In pieno trip, non dà retta a nessuno malgrado i tentativi quasi riesce ad abbassarsi i calzoni (da notare che non è uso portare biancheria intima anche se poi si verrà a sapere che quella sera, forse premeditando qualcosa, indossa un paio di boxer). Finalmente dissuaso, gli viene fatto dono di un agnello che stringe tra le braccia sussurrando, pare, "me lo sarei fatto se non fosse stato così giovane". "Non ci sono né limiti né regole" urla nei microfono invitando i presenti a salire sul palco. "Resisteremo sino all’orgasmo" sbraita lasciandosi andare in un frenetico ballo. Le assi iniziano a scricchiolare e si teme il peggio. Fortunatamente, un nerboruto buttafuori riesce a scaraventarlo nel backstage ponendo fine al concerto. La marea umana lentamente sciama verso l’uscita e solo un paio di ore più tardi sarà possibile tirare le somme: il palco cade in pezzi, il pavimento è inondato di bottiglie vuote e, cosa ancor più strana, gli indumenti intimi femminili assommano a parecchie decine. Se Jim non c’è riuscito è facile constatare come altri lo abbiano fatto al posto suo. Al processo che segue, l’accusa "Runnin' Blue" e "Do It": JIm Morrison con barba per un 45 giri d'epoca nella distribuzione italiana. (Vedi note nella sezione discografica sui 45 giri) affermerà che "l’imputato ha indecentemente esibito il proprio pene simulando atti sessuali e copulando oralmente con un’altra persona"; pare uno scherzo di cattivo gusto ma così non è e nei mesi che seguono per i Doors è difficile, se non impossibile, ottenere qualsiasi tipo di ingaggio. Non basta la pubblicazione delle sue poesie "The New Creatures", che segue di pochi mesi "The Lords": 82 osservazioni di Rimbaud sul cinema e la cinematografia, a ridare fiducia ad un demoralizzato Morrison. Ci vuole la tensione di un nuovo album, ed è "The Soft Parade" dal titolo di una lunga poesia musicata. Pronto a giugno del 1969, presenta l’inconfondibile griffe del gruppo: "Shaman Blues" (brano autobiografico), "Tell All The People", "Easy Rider" e la stessa "The Soft Parade" sono marchiate a fuoco dai versi e dall’interpretazione di Jim pur tradendo atmosfere e arrangiamenti più aperti e solari rispetto alla precedente produzione. Il disco viene a costare poco meno di 100mila dollari; tanti, certo, ma un inezia se paragonati al milione perso a causa del "dopo Miami". L’album non raggiungei comunque i vertici di vendita degli altri, e forse è per questo che la label del gruppo insiste perché sia dato alle stampe un nuovo disco. Al più presto. "Morrison Hotel", dal nome di un albergo di terza categoria scoperto da Ray alla periferia di Los Angeles, è forse l’ultimo, vero disco dei Doors. Autobiografico, "Peace Frog" il cui testo deriva dalle parole di una poesia di Jim intitolata "Abortions Stories", romantico, "Roadhouse Blues" e "Blue Sunday" dedicate entrambe a Pamela; ancora sul sesso, "Queen Of The Higway" parla di una famosa puttana del Sunset soprannominata appunto "regina dell’autostrada";La tomba di Jim Morrison a Parigi. Molto visibile il passaggio dei fans. è disco d’oro in brevissimo tempo e ha i suoi assi nella manica nell’intensità interpretativa di Morrison e nella maturità dei tre musicisti; una sorta di ritorno al passato che non si concretizzerà nel seguente "L. A. Woman".

Ma prima, tocca al mitico doppio "Absolutely Live" scrivere le ultime pagine gloriose dei Doors. Tratto da alcuni concerti tenutisi al Felt Forum e al Madison Square Garden, esce nel luglio del 1970 ed è accolto entusiasticamente. Sebbene musicalmente abbia di che vantarsi, la splendida "The Celebration Of The Lizard", la classica "Who Do You Love" e la morrisiana "Build Me A Woman", Jim non sopporta la grafica del disco. Originariamente, doveva comparire la sola foto d’insieme bluastra ma l’Elektra ritiene più accattivante sovrapporvi un primo piano di Jim colto sul palco dell’Hollywood Bowl: naturalmente, senza interpellare il diretto interessato. Neanche la copertina del seguente "13", un’antologia fortissimamente voluta dalla label americana, lo convince appieno e il solo "L. A. Woman" pare sortisca l’effetto voluto. Ormai, Jim è più una larva, un vegetale piuttosto che un essere umano. Il corpo devastato, la mente ottenebrata, i riflessi spenti, lo sguardo vuoto; quello che due anni prima era un giovane aitante, entusiasta del mestiere di rockstar è ora un involucro puro e semplice, una massa flaccida che trova conforto solo nella bottiglia e in una sniffata. Così, quando nell’aprile del 1971 vede la luce "L.A. Woman", e con esso l’ultimo gioiello dello scrigno Doors "Raiders On The Storm", è lo stesso Jim a concedersi una lunga vacanza in terra di Francia. Ray Manzareck, John Densmore e Robby Krieger restano a Los Angeles a scrivere le basi per un album che non uscirà mai. Non si è ancora spento l’eco delle morti di Jimi Hendrix e Janis Joplin e alla fatidica domanda a chi toccherà ora il nome di Jim viene escluso. Troppo ovvia è la risposta.

Troppo ovvio per tutti ma non per lui.

Articolo di Paolo Battigelli tratto da "Ciao 2001" del 5 Luglio 1989

 

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