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ROBBY KRIEGER: I DOORS NACQUERO COSÌ
Loccasione mi è data dal "Night
Guitar Tour" e, di certo, non posso lasciarmela
sfuggire. Nonostante le treversie e i trip di varia
natura che quasi 25 anni di rocklife comportano Robby non
ha perso lo smalto dei giorni migliori, ammaliando il
pubblico con la sua magica Gibson: prima in versione
computerizzata presentando uno strumentale dallalbum
a suo nome di prossima uscita poi ripescando antiche
pagine di gloria come "Roadhouse Blues" e
"Love Me Two Times", naturalmente firmate Doors.
I ragazzi hanno risposto con un boato dapplausi,
confermando che le porte non hanno perso
nulla del loro fascino. Naturalmente, allindomani
di quel fatidico luglio 1971 la ruota della musica per
lui non si è certo fermata. Come Doors, i tre superstiti
hanno firmato "Other Voices" (1971) e "Full
Circle" (1972) mentre Krieger e John Densmore hanno
in seguito dato vita alla Butts Band (due album nel
biennio 74-75). Infine, in qualità di
solista, Robbie ha inciso "Robbie Krieger and
Friends" (1977), "Panic Station/The Acid
Casualities" (1982) in cui compare in qualità di
ospite e "Versions" (1985). Oggi, dopo la
partecipazione al progetto "Guitar Speak", al
"Guitar Tour" e relativo live album, sta
terminando un LP sperimentale e, notizia ghiotta,
accarezzando lidea di pubblicare, insieme ai vecchi
compagni, un disco contenente outtakes, demo e altre
chicche del mitico gruppo. Certo, è il presente che
conta ma la nostalgia è una signora intrigante alla
quale non è facile sottrarsi.
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Come nacquero veramente i Doors?
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Io e John (Densmore, il batterista) ci
conoscevamo dai tempi del liceo e avevamo suonato in un
paio di school bands mentre incontrai Ray (Manzarek,
il tastierista) durante le lezioni di un corso di
meditazione trascendentale. Oggi la chiamerei trash
ma allora era molto di moda. Allinizio non avevo
nessuna intenzione di diventare musicista, studiavo
fisica e altre materie scientifiche, e solo in un secondo
tempo minnamorai della chitarra. Allora Ray e Jim
si conoscevano già e, anzi, vivevano insieme dal momento
che Jim non possedeva che pochi dollari e quei pochi
puntualmente li spendeva in libri di poesie e romanzi.
Con i suoi genitori aveva tagliato i ponti, diceva che
suo padre non lo capiva (Steve Morrison, brillante
generale della marina e in seguito pezzo grosso del
Pentagono) e che la vita normale non faceva
per lui. Jim e Ray suonavano in un gruppo (più che
altro, nei Rick and The Ravens Morrison cercava di
cantare e si arrangiava allarmonica) insieme ai
fratelli di Ray e quando uno di loro se ne andò
chiamarono John a sostituirlo. Poi, fu il mio turno. Ma
la vera scintilla fu lincontro sulla spiaggia di
Venice: fu in quel momento che nacquero i Doors.
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Trovare un contratto non fu certo cosa facile.
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Avevamo firmato per una piccola etichetta locale
(la Aura Records) e incidemmo anche qualche demo. Fu
durante il periodo al Whiskie a Go-Go che Jack Holzman,
boss dellElektra, venne a vederci rimanendo
dapprima annoiato e deluso: solo in un secondo tempo
rimase colpito dai Doors. Jim allinizio non lo
vedeva di buon occhio, perché Jack ammise candidamente
che a convincerlo era stata lesecuzione di "Alabama
Song" di Brecht: non un brano del gruppo. Comunque
sia, limportante era la firma sul contratto. Giusto
in tempo, poco dopo fummo infatti licenziati dal Whiskey.
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Parlare di scaletta prefissata per un
concerto dei Doors mi sembra improbabile se non
impossibile.
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Certo, Jim era un problema: non tanto per i
brani da presentare quanto per ciò che sarebbe successo
durante lo show. Cercavamo di assecondarlo ma a volte la
situazione degenerava e da band ci trasformavamo in
pubblico cercando di immaginare cosa avrebbe inventato
stavolta. Spesso era divertente, in altre occasioni molto
meno.
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Come quella sera, giù al Whiskey...
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Jim beveva già forte e provava di tutto. Arriva
sbronzo e ci annuncia orgogliosamente di aver scritto
alcuni versi nuovi per il brano "The End", già
allora uno dei nostri cavalli di battaglia. Sin qui nulla
di strano, lo faceva spesso. Quando però arriva al punto
"Father, I Want To Kill You..." capimmo che la
situazione stava prendendo una brutta piega. Alla fine,
il pubblico era come ipnotizzato e Jim se ne rese conto:
fu un successo ma il manager del locale ci saltò quasi
addosso. Naturalmente, fu lultima sera al Whiskey.
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Nulla in confronto a ciò che doveva capitare
a New Heaven e poi, a Miami. Due episodi che vi crearono
parecchi guai anche se contribuirono non poco alla vostra
leggenda.
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Jim era conscio del fatto di essere una specie
di sciamano, di semidio quando era sul palco. Voleva solo
vedere sino a che punto si sarebbe spinto il potere che
esercitava sul pubblico. E sempre stato un tipo
curioso, un manipolatore di masse, uno psicologo
ammaliatore. A New Heaven fu un gesto di sfida nei
confronti di un poliziotto che lo aveva aggredito nel
backstage. Il cop lo aveva scambiato per un giovinastro
maltrattandolo e Jim raccontò lepisodio durante lo
show. Lo sputtanamento fu generale e il concerto
interrotto. Da notare che Jim non calunniò nessuno, si
limitò a raccontare ciò che era successo.
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Invece, a Miami, si spinse oltre.
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Non parlo volentieri dì quellepisodio, ma
se vuoi la mia versione il concerto non era diverso da
qualsiasi altro dei Doors. Voglio dire, ogni sera Jim
improvvisava qualcosa e "quella" sera non era a
diversa dalle altre. Non fece nulla di osceno, non mostrò
niente: fu il pubblico che vide qualcosa perché voleva
vederla. Ipnosi collettiva, visione chiarnala come ti
pare. Lo show raggiunse uno stato dì parossismo in cui
ognuno si creò delle immagini ma Jim non andò oltre il
consentito.
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Ritieni che i Doors siano stati più una uve
band o un gruppo di studio? Quale album credi possa
rappresen tarvi meglio?
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Contrariamente a quanto si possa credere, i
Doors hanno sempre dato il meglio in studio. Si creava
uiiatmosfera quasi magica, quattro persone che
lavoravano in perfetta sintonia e in un regime di
assoluta democrazia. Ogni passaggio, ogni frase musicale
veniva discussa e se non si era tutti daccordo,
accantonata. Credo che i primi due album diano lesatta
dimensione del gruppo. "Absolutelv Live" mi
piace ma altri concerti gli sono stati nettamente
superiori. Dal vivo dovevamo seguire Jim ma quando enti-ava
nel gioco era lui a seguire noi.
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Forse pochi sanno che ci sei tu dietro brani
come "Light My Fire"e "Hello I Love You".
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Io e Ray abbiamo scritto praticamente tutte le
musiche del gruppo. Nel caso di "Light My Fire"
i meriti vanno equamente divisi: lui ha composto lintro
e il solo dorgano, io il resto. "Hello I Love
You" è invece farina del mio sacco. Il riff nacque
nella cucina di casa mia e lidea delleco
iniziale della batteria in studio; John lo senti e disse
wow. "Hello I Love You", il suo
testo, risale al 1965 ed è uno dei primi scritti da Jim.
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Poco fa, quando hai accennato ai primi album
come i migliori del gruppo, non mi sembravi troppo
convinto.
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Il fatto è che secondo me il vero disco dei
Doors, quello capace di sintetizzare la nostra carriera,
non è stato ancora pubblicato. Diciamo che "The
Doors" e "Strange Days", le cui canzoni
per intenderci risalgono tutte allo stesso periodo,
superano lesame ma non a pienissimi voti. Sto
accarezzando lidea di scrivere finalmente lultima
parola sui Doors. Esiste del buon materiale ancora
inedito, negli archivi della Elektra e in nostro
possesso, e credo sia venuta lora di tirarlo fuori.
Nè ho accennato a Ray e John e forse per Natale sarà
una realtà.
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Anche alcune registrazioni live, i mitici
Stochkolm Tapes o i concerti londinesi alla Roundhouse,
meriterebbero ben altro trattamento che non i soliti booltegs.
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Hai ragione, compresi i nastri di session con
Albert King e ciò che è rimasto del materiale usato per
"Absolutely Live". Inoltre stralci inediti di
"An American Prayer", perché no?
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Come reagiste alla notizia della morte di Jim?
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Eravamo increduli. Non era la prima volta che
Jim veniva dato per morto ma puntualmente si presentava
in ufficio il lunedi successivo, chiedendo comè
successo stavolta? Anche Bill (Siddons, manager
tuttofare) era scettico e si recò a Parigi. Quando
tornò fu laconico. Labbiamo sotterrato ieri,
questo è tutto, disse e probabilmente non sapeva
altro. Jim era stato tante volte vicino alla morte che
ormai eravamo convinti ci avesse rinunciato. Ma avevamo
torto.
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Parlando di Robbie Krieger solista, è uscito
il tuo nuovo album...
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Si, si chiama "No Habla" e come il
titolo lascia intendere, si tratta di un disco
interamente strumentale, un lavoro di ricerca sulla
chitarra e le sue mille derivazioni. Sperimentare è
sempre stata la mia passione. Tra i brani, ci sono due
remake dai Doors, "Wild Child" e "You Are
Lost Little Girl" più uno da Ike Turner, "Its
Gonna Work Out Fine". Vorrei anche ricordare laiuto
che Brian Auger mi ha dato alle tastiere.
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Articolo di Paolo
Battigelli tratto da "Ciao 2001" del 5 Luglio
1989
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Discografia, Testi,
Curiosità e Ascolto
album per album
canzone per canzone The Doors
(1967)
Strange
Days
(1967)
Waiting
for the Sun
(1968)
The
Soft Parade
(1969)
Absolutely
Live
(1970)
Morrison
Hotel
(1970)

L.A.
Woman
(1971)

An
American Prayer
(1971)
The
Lords &
The New Creatures
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