Ricerca CONTEMPORANEA
su tutti i principali motori:
su Google, Altavista, Yahoo, Excite,
Isolapiana.com, MSN, Lycos
 

Powered by Isolapiana.com
Aggiungi questa ricerca al tuo sito

JIM MORRISON & THE DOORS
Raccolta di articoli, immagini, discografia, bibliografia, suonerie, testi, anteprime e curiosità

 
Robby e i Doors 

Home ] Su ] Nuove rivelazioni ] The Other side ] Tempesta Elettrica ] Père Lachaise ] Ricordo di Jim ] HWY: il film di Jim! ] Dietro quella porta ] Jim è vivo! ] Articoli Prodotti ] [ Robby e i Doors ] Rimbaud e Jim ] Rimbaud Rock ] Essential Rarities ] Pellegrinaggio ] Parigi ricorda Jim ] Festival di poesia ]

Nuove rivelazioni
The Other side
Tempesta Elettrica
Père Lachaise
Ricordo di Jim
HWY: il film di Jim!
Dietro quella porta
Jim è vivo!
Articoli Prodotti
Robby e i Doors
Rimbaud e Jim
Rimbaud Rock
Essential Rarities
Pellegrinaggio
Parigi ricorda Jim
Festival di poesia

Albums
Bibliografia
Traduzioni
Discografia
Films & video
Articoli
Suonerie
Links

ROBBY KRIEGER: I DOORS NACQUERO COSÌ

L’occasione mi è data dal "Night Guitar Tour" e, di certo, non posso lasciarmela sfuggire. Nonostante le treversie e i trip di varia natura che quasi 25 anni di rocklife comportano Robby non ha perso lo smalto dei giorni migliori, ammaliando il pubblico con la sua magica Gibson: prima in versione computerizzata presentando uno strumentale dall’album a suo nome di prossima uscita poi ripescando antiche pagine di gloria come "Roadhouse Blues" e "Love Me Two Times", naturalmente firmate Doors. I ragazzi hanno risposto con un boato d’applausi, confermando che ‘le porte’ non hanno perso nulla del loro fascino. Naturalmente, all’indomani di quel fatidico luglio 1971 la ruota della musica per lui non si è certo fermata. Come Doors, i tre superstiti hanno firmato "Other Voices" (1971) e "Full Circle" (1972) mentre Krieger e John Densmore hanno in seguito dato vita alla Butts Band (due album nel biennio ‘74-‘75). Infine, in qualità di solista, Robbie ha inciso "Robbie Krieger and Friends" (1977), "Panic Station/The Acid Casualities" (1982) in cui compare in qualità di ospite e "Versions" (1985). Oggi, dopo la partecipazione al progetto "Guitar Speak", al "Guitar Tour" e relativo live album, sta terminando un LP sperimentale e, notizia ghiotta, accarezzando l’idea di pubblicare, insieme ai vecchi compagni, un disco contenente outtakes, demo e altre chicche del mitico gruppo. Certo, è il presente che conta ma la nostalgia è una signora intrigante alla quale non è facile sottrarsi.

-

Come nacquero veramente i Doors?

-

Io e John (Densmore, il batterista) ci conoscevamo dai tempi del liceo e avevamo suonato in un paio di ‘school bands’ mentre incontrai Ray (Manzarek, il tastierista) durante le lezioni di un corso di meditazione trascendentale. Oggi la chiamerei ‘trash’ ma allora era molto di moda. All’inizio non avevo nessuna intenzione di diventare musicista, studiavo fisica e altre materie scientifiche, e solo in un secondo tempo m’innamorai della chitarra. Allora Ray e Jim si conoscevano già e, anzi, vivevano insieme dal momento che Jim non possedeva che pochi dollari e quei pochi puntualmente li spendeva in libri di poesie e romanzi. Con i suoi genitori aveva tagliato i ponti, diceva che suo padre non lo capiva (Steve Morrison, brillante generale della marina e in seguito pezzo grosso del Pentagono) e che la vita ‘normale’ non faceva per lui. Jim e Ray suonavano in un gruppo (più che altro, nei Rick and The Ravens Morrison cercava di cantare e si arrangiava all’armonica) insieme ai fratelli di Ray e quando uno di loro se ne andò chiamarono John a sostituirlo. Poi, fu il mio turno. Ma la vera scintilla fu l’incontro sulla spiaggia di Venice: fu in quel momento che nacquero i Doors.

-

Trovare un contratto non fu certo cosa facile.

-

Avevamo firmato per una piccola etichetta locale (la Aura Records) e incidemmo anche qualche demo. Fu durante il periodo al Whiskie a Go-Go che Jack Holzman, boss dell’Elektra, venne a vederci rimanendo dapprima annoiato e deluso: solo in un secondo tempo rimase colpito dai Doors. Jim all’inizio non lo vedeva di buon occhio, perché Jack ammise candidamente che a convincerlo era stata l’esecuzione di "Alabama Song" di Brecht: non un brano del gruppo. Comunque sia, l’importante era la firma sul contratto. Giusto in tempo, poco dopo fummo infatti licenziati dal Whiskey.

-

Parlare di scaletta prefissata per un concerto dei Doors mi sembra improbabile se non impossibile.

-

Certo, Jim era un problema: non tanto per i brani da presentare quanto per ciò che sarebbe successo durante lo show. Cercavamo di assecondarlo ma a volte la situazione degenerava e da band ci trasformavamo in pubblico cercando di immaginare cosa avrebbe inventato stavolta. Spesso era divertente, in altre occasioni molto meno.

-

Come quella sera, giù al Whiskey...

-

Jim beveva già forte e provava di tutto. Arriva sbronzo e ci annuncia orgogliosamente di aver scritto alcuni versi nuovi per il brano "The End", già allora uno dei nostri cavalli di battaglia. Sin qui nulla di strano, lo faceva spesso. Quando però arriva al punto "Father, I Want To Kill You..." capimmo che la situazione stava prendendo una brutta piega. Alla fine, il pubblico era come ipnotizzato e Jim se ne rese conto: fu un successo ma il manager del locale ci saltò quasi addosso. Naturalmente, fu l’ultima sera al Whiskey.

-

Nulla in confronto a ciò che doveva capitare a New Heaven e poi, a Miami. Due episodi che vi crearono parecchi guai anche se contribuirono non poco alla vostra leggenda.

-

Jim era conscio del fatto di essere una specie di sciamano, di semidio quando era sul palco. Voleva solo vedere sino a che punto si sarebbe spinto il potere che esercitava sul pubblico. E’ sempre stato un tipo curioso, un manipolatore di masse, uno psicologo ammaliatore. A New Heaven fu un gesto di sfida nei confronti di un poliziotto che lo aveva aggredito nel backstage. Il cop lo aveva scambiato per un giovinastro maltrattandolo e Jim raccontò l’episodio durante lo show. Lo sputtanamento fu generale e il concerto interrotto. Da notare che Jim non calunniò nessuno, si limitò a raccontare ciò che era successo.

-

Invece, a Miami, si spinse oltre.

-

Non parlo volentieri dì quell’episodio, ma se vuoi la mia versione il concerto non era diverso da qualsiasi altro dei Doors. Voglio dire, ogni sera Jim improvvisava qualcosa e "quella" sera non era a diversa dalle altre. Non fece nulla di osceno, non mostrò niente: fu il pubblico che vide qualcosa perché voleva vederla. Ipnosi collettiva, visione chiarnala come ti pare. Lo show raggiunse uno stato dì parossismo in cui ognuno si creò delle immagini ma Jim non andò oltre il consentito.

-

Ritieni che i Doors siano stati più una uve band o un gruppo di studio? Quale album credi possa rappresen tarvi meglio?

-

Contrariamente a quanto si possa credere, i Doors hanno sempre dato il meglio in studio. Si creava uii’atmosfera quasi magica, quattro persone che lavoravano in perfetta sintonia e in un regime di assoluta democrazia. Ogni passaggio, ogni frase musicale veniva discussa e se non si era tutti d’accordo, accantonata. Credo che i primi due album diano l’esatta dimensione del gruppo. "Absolutelv Live" mi piace ma altri concerti gli sono stati nettamente superiori. Dal vivo dovevamo seguire Jim ma quando enti-ava nel gioco era lui a seguire noi.

-

Forse pochi sanno che ci sei tu dietro brani come "Light My Fire"e "Hello I Love You".

-

Io e Ray abbiamo scritto praticamente tutte le musiche del gruppo. Nel caso di "Light My Fire" i meriti vanno equamente divisi: lui ha composto l’intro e il solo d’organo, io il resto. "Hello I Love You" è invece farina del mio sacco. Il riff nacque nella cucina di casa mia e l’idea dell’eco iniziale della batteria in studio; John lo senti e disse ‘wow’. "Hello I Love You", il suo testo, risale al 1965 ed è uno dei primi scritti da Jim.

-

Poco fa, quando hai accennato ai primi album come i migliori del gruppo, non mi sembravi troppo convinto.

-

Il fatto è che secondo me il vero disco dei Doors, quello capace di sintetizzare la nostra carriera, non è stato ancora pubblicato. Diciamo che "The Doors" e "Strange Days", le cui canzoni per intenderci risalgono tutte allo stesso periodo, superano l’esame ma non a pienissimi voti. Sto accarezzando l’idea di scrivere finalmente l’ultima parola sui Doors. Esiste del buon materiale ancora inedito, negli archivi della Elektra e in nostro possesso, e credo sia venuta l’ora di tirarlo fuori. Nè ho accennato a Ray e John e forse per Natale sarà una realtà.

-

Anche alcune registrazioni live, i mitici Stochkolm Tapes o i concerti londinesi alla Roundhouse, meriterebbero ben altro trattamento che non i soliti booltegs.

-

Hai ragione, compresi i nastri di session con Albert King e ciò che è rimasto del materiale usato per "Absolutely Live". Inoltre stralci inediti di "An American Prayer", perché no?

-

Come reagiste alla notizia della morte di Jim?

-

Eravamo increduli. Non era la prima volta che Jim veniva dato per morto ma puntualmente si presentava in ufficio il lunedi successivo, chiedendo ‘com’è successo stavolta?’ Anche Bill (Siddons, manager tuttofare) era scettico e si recò a Parigi. Quando tornò fu laconico. ‘L’abbiamo sotterrato ieri, questo è tutto’, disse e probabilmente non sapeva altro. Jim era stato tante volte vicino alla morte che ormai eravamo convinti ci avesse rinunciato. Ma avevamo torto.

-

Parlando di Robbie Krieger solista, è uscito il tuo nuovo album...

-

Si, si chiama "No Habla" e come il titolo lascia intendere, si tratta di un disco interamente strumentale, un lavoro di ricerca sulla chitarra e le sue mille derivazioni. Sperimentare è sempre stata la mia passione. Tra i brani, ci sono due remake dai Doors, "Wild Child" e "You Are Lost Little Girl" più uno da Ike Turner, "It’s Gonna Work Out Fine". Vorrei anche ricordare l’aiuto che Brian Auger mi ha dato alle tastiere.

 

Articolo di Paolo Battigelli tratto da "Ciao 2001" del 5 Luglio 1989

 

Home
Su

Discografia, Testi,
Curiosità e Ascolto
album per album
canzone per canzone

The Doors
(1967)

Strange Days
(1967)

Waiting for the Sun
(1968)

The Soft Parade
(1969)

Absolutely Live
(1970)

Morrison Hotel
(1970)

L.A. Woman
(1971)

An American Prayer
(1971)

The Lords &
The New Creatures

Precedente Successiva

Home ] Su ] Nuove rivelazioni ] The Other side ] Tempesta Elettrica ] Père Lachaise ] Ricordo di Jim ] HWY: il film di Jim! ] Dietro quella porta ] Jim è vivo! ] Articoli Prodotti ] [ Robby e i Doors ] Rimbaud e Jim ] Rimbaud Rock ] Essential Rarities ] Pellegrinaggio ] Parigi ricorda Jim ] Festival di poesia ]

[ Max On Line ]

Visita isolapiana.com!