Il
concetto di "eterno ritorno" risale a
tempi antichissimi: già gli antichi egizi lo associavano
alle misurazione dei cicli precessionali ritenendo che il
tempo fosse ciclico e che, grazie a questo fenomeno, si
potesse raggiungere l'orizzonte della propria vita (in
altre parole: la morte fisica) e cavalcare, alle prime
luci dell'alba del solstizio d'estate, le traiettorie che
il sole, le costellazioni di Orione e del Leone, e le
stelle "Iadi" disegnavano all'orizzonte.
Gli antichi egizi avevano già capito il significato
dell'unità spazio-temporale poi divulgata da Einstein,
per cui credevano che il percorso del defunto avvenisse
sotto molteplici aspetti: innanzitutto materialmente con
il corteo funerario che attraversava il Nilo dalla città
alla necropoli; in secondo luogo attraverso l'ascensione
del corpo astrale alle stelle della "Cintura di
Orione" dove risiedevano gli dèi; infine
ripercorrendo il tempo all'indietro fino a raggiungere il
"Primo tempo", dette Zep Tepi in cui
nacquero gli dèi. Il defunto, dunque, raggiungeva e si
univa agli dèi sia nello spazio che nel tempo; e in ciò,
secondo gli antichi egizi, risiedeva il senso della vita
e il segreto dell'immortalità.
Gli stessi egizi avevano ereditato dai loro antichissimi
avi l'idea di eterno ritorno, per cui deve
ritenersi che questo concetto abbia origini ben più
antiche, sicuramente posteriori al 10.500 a.C. (tempo in
cui avvenne l'allineamento tra la costellazione del
Leone, la costellazione di Orione e il sole nascente del
solstizio d'estate). Poi, con l'avvento della cristianità
e la definitiva caduta dell'impero egizio tale concetto
venne diffuso e riportato da storici e filosofi; ma il
significato originale attribuito al concetto di eterno
ritorno venne conservato solo da alcune comunità di
matrice ebraica insediate in prossimità delle coste del
Mar Morto, a Qumran. Quando questa comunità "del
cristianesimo delle origini" venne aggredita
dalle popolazioni limitrofe e dai romani, le pergamene di
Qumran, che contenevano il concetto di eterno ritorno
e altri grandi segreti, vennero ben nascoste nel tempio
di Gerusalemme. ell'anno 83 d.C. Gerusalemme venne rasa
al suolo e nel secolo XI, durante una crociata, i
manoscritti vennero recuperati dai Templari e - si dice -
trasferiti a Rosslyn, in Scozia.
Nel frattempo, nel periodo che va dal I sec. a.C. al IV
sec. d.C., questi straordinari insegnamenti vennero
integralmente ripresi da San Paolo ma, vergognosamente
travisati e adattati alle necessità politiche del tempo,
diedero origine alle religioni cristiane (e non solo a
quelle) che sono arrivate fino a noi.
Ma, eventi storici a parte, il pensiero dell'eterno
ritorno non é più soltanto una visione ciclica del
tempo, quanto soprattutto l'affermazione radicale del
divenire, del cambiare senza sosta verso un'evoluzione di
tutte le cose: quello che ritorna sono gli impulsi
di energia presenti nel divenire stesso, una energia che
non ha né origine né fine, che non può davvero essere
modificata; quello che diviene é quindi il modo di
interpretare tutti questi impulsi. Una visione sempre
nuova della vita nella piena consapevolezza di ciò che
si é, un continuo alternarsi e ritornare di emozioni
uguali ma sempre diverse nella loro fragranza e per la
loro crescente intensità.
La forma dell'essere é il divenire, poiché ogni cosa é
soggetta al tempo e alla trasformazione, anche ciò che
sembra statico e fermo é in realtà dinamico: per la
velocità propria del movimento, tutto si disperde e si
ricompone di nuovo, tutto viene e va. La legge segreta
del mondo risiede proprio nella stretta connessione dei
contrari che, in quanto opposti, lottano fra di loro -
perché l'uno vive la morte dell'altro, come l'altro
muore la vita del primo - ma nello stesso tempo non
possono stare l'uno senza l'altro, vivendo solo l'uno in
virtù dell'altro. Un po' come due persone che si
vogliono bene ma che non si possono incontrare
tendono a sentirsi l'una dentro l'altra, quasi fossero
una cosa sola.
Allora, ciò che può sembrare in conflitto é in realtà
in armonia: un opposto non può esistere
indipendentemente dall'altro, ma le due cose formano
un'unità. L'armonia non risiede nella conciliazione di
tutti i contrari, ossia nel raggiungimento di una quiete
"morta", bensì nel mantenimento del "conflitto":
gli opposti rimangono tali, e per questo motivo si
attraggono a vicenda tanto da essere un'unità
inscindibile; la notte non esisterebbe senza il giorno,
così il brutto senza il bello o l'odio senza l'amore.
Dio é l'universo, cioè l'unità di tutti i contrari così
intesi, e allo stesso tempo é mutamento continuo e fuoco
generatore.
Questo é, tra l'altro, anche il pensiero del filosofo
greco Eraclito (VI sec. a.C.) per il quale il mondo non
é altro che un continuo trasformarsi della materia che
da fuoco diventa acqua, poi terra, poi aria e infine
etere per poi tornare fuoco e proseguire in questo ciclo.
Così la vita é un eterno movimento che torna sempre al
punto di partenza: non é un ciclo inutile e ripetitivo
perché é esso stesso la vita pulsante; e l'energia per
continuare in questo é proprio dentro la stessa vita, e
in fondo altro non é che l'amore.
In ogni mutamento si acquisisce qualcosa di più che va a
arricchire il ciclo vitale; un po' come alla nascita per
la via naturale succede, dopo che si é vissuto, sia la
morte fisica sia la "liberazione religiosa"
dell'anima; o come quando la vita della madre genera la
vita dei figli e questi a loro volta ne generano altri, e
ogni uomo poi muore ma la stirpe si rigenera. Ci sono
mille esempi che si possono portare in concreto per
dimostrare che vivere significa cambiare di giorno in
giorno sia la propria esistenza che sé stessi; che vuol
dire rigenerare la fortezza spinoziana, la fede e
la speranza "risorgendo" di volta in volta come
persone nuove e più vitali. Quando si agisce in questo
senso non vi é più alcuna differenza tra i sogni che ci
affascinano e la realtà, perché la vita quotidiana
diventa sogno essa stessa - in modo tangibile - appagando
ogni nostro desiderio: in altre parole si tratta di
travalicare l'onirico.
La differenza tra la vita e la morte, tra l'attesa
e l'eterno ritorno, é simile a quella tra la
felicità e il dolore: la prima la si rincorre, e questo
basta per realizzare i propri sogni; ma se ci si ferma un
attimo svanisce e rimane solo la tristezza. Per questo la
verità sta da una parte sola, e per una volta sembra
chiaro da quale: dal lato dell'amore, dell'amicizia e
della sincerità. Il resto non vale nulla... Oscar Wilde,
in proposito, ripeteva: "Vivere é la cosa più
rara nel mondo. Molta gente esiste: ecco tutto.".
Allora guardiamo dentro noi stessi: quante persone ci
hanno mai chiesto se siamo felici, o per noi si sono
sacrificate, o ci hanno sempre detto la verità? Quanti
di noi sanno vivere e quanti sanno anche amare davvero?