SCHEDA
DEL LIBRO
Titolo:
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Nessuno uscirà vivo di
qui |
Autore:
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Jerry Hopkins, Daniel
Sugerman |
Argomento:
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Musica, Droga, Jim
Morrison |
Genere:
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Musica, Romanzi |
Edizione:
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Gammalibri, 1981, Milano
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Prezzo:
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€
18,08 |
Riferim:
|
31 |
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| L'AUTORE: Jerry
Hopkins e Daniel Sugerman conobbero personalmente
Jim Morrison e i Doors e "Nessuno uscirà
vivo di qui) scaturisce proprio da questa intima
conoscenza . |
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"Diciamo
che ho sperimentato i confini della realtà. Ero curioso
di vedere cosa sarebbe successo. E tutto qui: solo
curiosità."
(Jim Morrison Los Angeles, 1969)Jim Morrison stava diventando un
eroe mitico quando era ancora in vita era, pochi
dissentiranno, una leggenda vivente. La sua morte, velata
di mistero e soggetta a una costante speculazione, ha
completato la consacrazione, assicurandogli un posto nel
pantheon degli artisti "maledetti" che
sentirono troppo intensamente la vita per sopportare di
viverlo: Arthur Rimbaud, Charles Baudelaire, Lenny Bruce,
Dylan Thomas, James Dean, Jimi Hendrix, e via dicendo.
Questo libro non
accresce né diminuisce il mito di Morrison. E
semplicemente una testimonianza per ricordare che è più
ricco Jim Morrison (e i Doors) della leggenda; che la
leggenda è fondata sui fatti. A volte il contenuto del
gruppo è in deciso contrasto con il mito, a volte
inscindibile da esso. Così era luomo.
Personalmente credo che
Jim Morrison fosse un dio. A qualcuno potrà sembrare
stravagante; ad altri, almeno eccentrico. Volevo solo
dire che considero Morrison un dio dei tempi moderni.
Accidenti, almeno un Signore.
Fino ad ora abbiamo
saputo poco delluomo. Il suo lavoro come membro dei
Doors continua a raggiungere nuove fasce di pubblico,
mentre il vero talento delluomo e le sue fonti dispirazione
sono quasi sconosciuti. Le storie degli arresti e delle
illustri azioni circolano più insistenti che mai, mentre
la nostra immagine delluomo si fa sempre più vaga.
La verità è che Jim
Morrison ha cambiato molte vite non solo quelle
che si trovavano nella sua immediata orbita, ma quelle
che ha raggiunto come polemico cantante-poeta dei Doors.
Questo libro ricopre la
vita di Jim, non il suo pensiero. Ma riusciamo comunque a
vedere in fondo alluomo guardando semplicemente da
dove è venuto e come è arrivato, dove si era diretto.
Informarsi su Morrison,
tornando indietro al 1967 (anno in cui la maggior parte
di noi ne ha sentito parlo re per la prima volta), non è
stato un compito facile. Ha richiesto una profonda
indagine della personalità; identificarsi con Jim
significava essere un profano che preferiva analizzare a
fondo. Il rock and roll ha sempre attratto molti sbandati
con problemi di identità, ma Morrison doveva essere un
outsider di livello più elevato. Disse infatti: "È
okay, ci piace qui. Fa male ed è un inferno, ma è
molto, molto più reale del trip in cui vedo voi".
Puntava il dito ai genitori, agli insegnanti, e a ogni
tipo di immagine autoritaria della società. Non faceva
riferimenti vaghi.
Indignato per la frode,
non insinuava accusava con furia e clamore. Poi ci
ha mostrato come era la realtà: "La gente è
estranea quando tu sei un estraneo/le facce sono brutte
quando sei solo". Ci ha mostrato come poteva
essere: "Potremmo stare così bene insieme! Ti
parlerò del mondo che inventeremo/un mondo stravagante
senza lamento/avventura/impresa/invito e invenzione."
Comunicava con lemozione, la grazia, la rabbia e la
giustizia. Offriva molto poco sul piano del compromesso.
Inserirsi non era proprio interesse di Jim. Sopravvivere
o superare, andare avanti, non era interesse di Jim. La
sola motivazione di Jim era di irrompere in un altro
mondo.
Aveva letto di quelli
che vi erano riusciti, e credeva fosse possibile. E
voleva portarci con lui. "Saremo al di là dei
cancelli verso sera", cantava. Nei primi magici
anni della vita dei Doors, Jim e il suo gruppo portavano
il loro pubblico in brevi visite in un altro luogo
un territorio che trascendeva il bene e il male; un
paesaggio musicale sensuale e drammatico. Naturalmente,
il supremo passaggio dallaltra parte è la morte.
"Puoi vacillare
tra la vita e la morte, tra qui e là", per
molto tempo. Jim lo ha fatto, muovendo freneticamente il
braccio per far sì che lo seguissimo. Tristemente,
sembrava che egli avesse più bisogno di noi di quanto
non ne avessimo noi di lui. Sicuramente non eravamo
pronti per il luogo dove voleva portarci. Volevamo
guardarlo e seguirlo, ma non labbiamo fatto. Non
potevamo. E Jim non poteva fermarsi. Così, è andato
avanti da solo, senza di noi.
Jim non voleva aiuto.
Voleva solo aiutare. Non credo che Jim Morrison abbia mai
avuto il trip della morte, come hanno dichiarato molti
scrittori. Credo piuttosto che il trip di Jim fosse sulla
vita. Non la vita temporanea, ma leterna
beatitudine. Se avesse dovuto uccidersi per arrivarci, o
anche per avvicinarsi un tantino di più alla sua
destinazione, sarebbe stato okay. Se ci fu una qualche
tristezza alla fine della vita di Jim, era solo langoscia,
listintiva stretta mortale. Ma come Signore, come
veggente, sapeva molto di più.
La storia che state per
leggere può sembrare una tragedia, ma per me è una
favola di liberazione. Non importa quale depressione e
frustrazione deve aver affrontato Jim nei suoi ultimi
giorni; credo abbia conosciuto la gioia, la speranza, e
la calma consapevolezza di essere ormai giunto alla meta.
Non importa come Jim sia
morto. E non ha neanche molta importanza il fatto che ci
abbia lasciati così giovane. Lunica cosa
importante è che Jim Morrison è vissuto, ed è vissuto
conseguendo lo scopo che impone la nascita: scoprire noi
stessi e il nostro potenziale. Lui lo ha fatto. La breve
vita di Jim lo testimonia.
Non ci sarà mai nessuno
come lui.
Dalla
prefazione di Daniel Sugerman
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