Che gli uomini politici non possano essere
dei tecnici in ogni campo, scienza o disciplina è
umanamente inevitabile, ma che non si affidino nelle loro
scelte a persone con specifiche competenze è un fatto
molto strano: sembrerebbe quasi che credano che le
soluzioni ai problemi del traffico e dello smog siano
intuitive e improvvisabili. Mentre le città italiane
sono soffocate dall'inquinamento atmosferico degli
scarichi delle auto paralizzate nel traffico urbano, i
politici si abbandonano a contorte elucubrazioni
giungendo a soluzioni sempre peggiori.
Perché non si affidano ad un esperto? Perché procedono
per tentativi? Prima bloccano i centri storici, poi
pedonalizzano le principali vie di scorrimento, giungono
persino a promettere un potenziamento del trasporto
pubblico; vietano la circolazione alle auto non
catalizzate e promuovono addirittura le domeniche
senz'auto. I cittadini, soprattutto se penalizzati nelle
proprie esigenze di mobilità, si stanno chiedendo se
tutto ciò sia utile, se risolverà i problemi. La
risposta a queste domande arriva, ovviamente, dagli
esperti che in tutto il '900 hanno dedicato la loro vita
alla soluzione di questo genere di problematiche.
Ebbene, gli esperti dicono che tutti gli sforzi fatti
fino ad ora sono inutili e non ripagheranno proprio
nessuno: è sbagliato bloccare a tutti i costi i centri
storici; è sbagliato pedonalizzare per forza le
principali vie di scorrimento; è sbagliato a promettere
un potenziamento del trasporto pubblico senza poi
realizzarlo effettivamente; è sbagliato vietare la
circolazione alle auto non catalizzate; è, infine,
sbagliato promuovere le domeniche senz'auto, se non per
sensibilizzare le comunità cittadine. Ma non solo tutte
queste iniziative, come tante altre del resto, sono
sbagliate e non risolveranno alcun problema, ma spesso
sono controproducenti tanto da peggiorare la situazione.
Nelle aule universitarie ancora oggi si studia il teorema
del Coase (del 1960, quindi non proprio recentissimo) che
applicato al nostro caso potrebbe essere adattato così:
"In presenza d'informazione completa da parte dei
soggetti (economici) ed in assenza di elevati costi di
realizzazione, smog e traffico possono essere corretti
per mezzo del meccanismo di mercato. La distribuzione
iniziale dei diritti di usare l'auto, di non rimanere
imbottigliati in un ingorgo come di respirare aria pulita
è irrilevante per quanto riguarda la determinazione di
un punto di equilibrio efficiente.". Ma ciò che qui
più interessa sono le implicazioni del teorema:
l'equilibrio non si raggiunge né ignorando i diritti di
non rimanere imbottigliati in un ingorgo o di respirare
aria pulita, e neppure vietando l'uso dell'auto.
L'atto del vietare la circolazione, quindi, equivale ad
ignorare il problema: in ogni caso non si otterrà alcun
beneficio. Ma le soluzioni ci sono e tra le tante
disponibili ogni centro urbano potrà certamente trovare
la più idonea alla propria realtà: il segreto sta
nell'internalizzare il costo, cioè far ricadere gli
effetti negativi a coloro i quali ne sono responsabili:
in questo caso gli automobilisti dovranno farsi carico,
in termini di costo, dei danni ambientali e di
congestione urbana in modo che siano disincentivati
all'utilizzo dell'auto quando questo non sia
effettivamente necessario. Le soluzioni suggerite da
queste considerazioni possono essere realizzate, ad
esempio, con:
1) introduzione di un'imposta ambientale sull'acquisto
degli autoveicoli commisurata all'inquinamento generato
dal mezzo;
2) introduzione di una tassa di circolazione che sia
utilizzata come contributo ambientale e commisurata ai
chilometri percorsi ogni anno da ciascun veicolo;
3) introduzione di una tassa sui carburanti che sia
effettivamente destinata a fini ambientali,
differenziandola comune per comune in funzione del
livello aggregato di inquinamento;
4) introduzione di un road pricing (pedaggio),
differenziata secondo il tipo di percorso seguito, per
l'accesso ai centri storici attraverso le tecnologie
satellitari ormai ampiamente disponibili;
5) introduzione di un voucher (tariffa di parcheggio nei
centri storici) progressiva e sulla scorta
dell'esperienza già molte città europee;
6) potenziamento del trasporto pubblico ecologico
attraverso il finanziamento realizzato con le risorse
derivanti dalle politiche realizzate nei confronti degli
automobilisti;
7) abbattimento dei costi del trasporto pubblico sempre
attraverso il finanziamento realizzato con le risorse
derivanti dalle politiche realizzate nei confronti degli
automobilisti;
8) deregolamentazione del trasporto pubblico e
progressiva privatizzazione delle aziende municipalizzate
di trasporto;
9) potenziamento delle strutture stradali attraverso il
finanziamento realizzato con le risorse derivanti dalle
politiche realizzate nei confronti degli automobilisti;
10) introduzione di forti incentivi per il miglioramento
delle tecnologie ecologiche nel trasporto e per
l'acquisto di autoveicoli catalizzati.
Certamente questo è un discorso un po' da economista, ma
se tutti gli esperti in materia fossero opportunamente
consultati in modo da avere un quadro completo, sotto
ogni profilo scientifico, delle soluzioni proponibili si
potrebbero mettere in atto interventi seri e convincenti
con alte probabilità di successo. Il che è preferibile
di certo all'improvvisazione politica.
Le soluzioni evidentemente non mancano. Manca invece la
volontà di affidarsi ad una combinazione di interventi
tecnicamente efficienti: l'uomo politico deve rassegnarsi
ad operare scelte politiche e ad astenersi da
improvvisarsi tecnico. Iniziamo con questo, il resto pian
piano verrà.