DICONO DI NOI: "E A SAN PIETRO..."
(da Arrivederci, Rivista Alitalia dell'Agosto 2000)

SOMMARIO 2000

Lo squalo avvistato era una bufala

Dicono di noi

Film all'isola

Lamento

Miss Isola Piana

Grande promozione

Il sabotatore

Altre notizie:

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Notizie 2000

Se al tavolo di un ristorante affacciato sul porto o nei vicoli del centro storico vi chiedono se gradite un piatto di cascą, non strabuzzate gli occhi: non siete seduti in un locale della costa maghrebina africana. E se poi la parlata ha un chiaro influsso ligure, non pensate di trovarvi per sbaglio in una trattoria del lungomare di Camogli o Alassio. Questa č l'isola di San Pietro, straordinaria come la sua lingua (il tabarkino) la sua storia e le sue coste. Un pezzo di Liguria trapiantato in una delle isole geologicamente pił antiche del Mediterraneo che fanno da corona, quasi da sentinella, alla Sardegna. E San Pietro per decenni ha vissuto proprio con la preoccupazione di respingere gli attacchi dei pirati barbareschi (l'isola fu concessa da re Carlo Emanuele III nel 1736 ai pescaori e corallari liguri costretti ad abbandonare l'isola di Tabarka in Tunisia che abitavano fin dal Cinquecento).
Ora dal mare (i traghetti partono da Portoscuso e Calasetta) arrivavano soprattutto turisti, ad ammirare un accogliente paese di pescatori e le sue coste: falesie grigie e rosa a picco sul mare dove volano i falchi della regina o calette con riflessi verde intenso. A gustare una cucina originale: il cascą appunto (variante del couscous tunisino) o i "casulli au tunnu", una pasta fatta in casa condita con i tonni che per secoli hanno dato da vivere a tutta una comunitą. Proprio sull'isola Piana, cinquecento metri da San Pietro, la pił grande tonnara di tutta la Sardegna č stata trasformata con uno scrupoloso intervento di ristrutturazione in un esclusivo villaggio per le vacanze. Un eremo nell'eremo per turisti in cerca di tranquillitą.

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