| SBARCHI CLANDESTINI? PEGGIO IL SURF | |||||||||||
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SOMMARIO 2003
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ISOLA PIANA. Era una bella giornata di sole il 15 Agosto e, come spesso accade in queste occasioni, davanti alle coste dell’Isola Piana era tutto un brulicare di barche e gommoni ormeggiati a pochissimi metri dalla riva. Molti di questi erano provenienti dalla vicina Carloforte, altri dall’isola di Sant’Antioco o dalla costa sarda. Fin qui niente di strano, anche perché entro certi limiti questo stato di cose è di fatto tollerato dagli abitanti della nostra isola privata. Ma proprio quel giorno gli isolani che si trovavano nelle vicinanze delle piscine, nella zona sud-ovest dell’isola Piana, hanno assistito a consistenti sbarchi di estranei che, abbandonando a nuoto le barche ormeggiate, si riversavano a frotte sugli scogli per poi addentrarsi non autorizzati sulla proprietà privata dell’isola (che è interamente privata salvo, per legge, i pochi metri della battigia demaniale).
Chi vi ha assistito ci ha riferito una scena d’altri tempi, di un assalto alle coste che ricordava gli sbarchi dei pirati saraceni che imperversavano nel Canale di S. Pietro nel XV secolo. La piscina, prima mèta dell’orda degli invasori, si è improvvisamente affollata; il viavai sui viottoli e lungo le stradine del piccolo centro abitato dell’isola Piana ricordavano le strade di un centro cittadino. Fatto sta che gli isolani allarmati hanno chiamato la Guardia Costiera per ben quattro volte in poche ore, preoccupati soprattutto per i rischi derivanti dalla presenza sull’isola di sconosciuti sbarcati senza autorizzazione. «Avevamo paura soprattutto di furti e danneggiamenti – ci ha confidato un condomino – anche perché le barche non erano solo davanti al lato sud dell’isola, ma addirittura all’interno della piccola baia della Caletta». La Guardia Costiera, arrivata davanti al litorale dell’isola Piana, non si è però preoccupata di allontanare le barche ormeggiate a pochi metri da riva; e ciò in barba alla legge che prevede che per evidenti ragioni di sicurezza debba essere rispettata dai natanti la distanza minima di 200 metri dalla costa (art. 2, comma 2.2, dell’Ordinanza n. 4/2002 dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Carloforte). Infatti, con l'intervento della Guardia Costiera, insieme alle barche sarebbero stati allontanati anche gli occupanti, ossia proprio quegli estranei che senza autorizzazione erano sbarcati sull’isola privata.Ma allora di cosa si è occupata la Guardia Costiera nel corso degli accessi di quel giorno? Lo abbiamo scoperto parlando con Federico Michelini, isolano da sempre, che ci ha confidato che quel giorno si trovava sul suo windsurf e stava uscendo dal porto bordeggiando al fine di capire dove poter trovare le migliori condizioni di vento. «Non c’erano barche in movimento – spiega Federico – quindi non intralciavo la navigazione né vi era una situazione di potenziale pericolo. A un certo punto mi si è affiancata la pilotina della Guardia Costiera che mi ha fatto presente che è vietato uscire in windsurf dal porto, anche solo per allontanarsi dalla costa, e che comunque per essere in regola dovevo essere trainato fino ad oltre 500 metri dalla riva prima di poter partire a vela.». «I militari della Capitaneria – continua l’isolano – hanno anche detto che erano costretti a fare un verbale per questa violazione ed anche che avrei addirittura dovuto pagare una multa di 2 milioni di vecchie lire.». Quando gli chiediamo quale sia stata la sua reazione, Federico continua: «”Ma state scherzando?!”, gli ho risposto chinandomi per riportare la tavola a riva remando con le mani.». Ma la vicenda non finisce qui. In pratica la Guardia Costiera ha dedicato a Federico ed al suo windsurf buona parte del proprio pomeriggio lavorativo.
«Arrivato in prossimità della "porta aerei" [così è detto il principale molo del porticciolo isolano, NdR] ho calato la vela in acqua e mi sono seduto sulla tavola nella speranza che la pilotina se ne andasse in modo tale da poter riprendere il mare. Nel momento in cui ho capito che la cosa andava per le lunghe, ho deciso di far rientro sulla spiaggia. Date le condizioni del vento (giornata caratterizzata dal tipico Maestrale che da sempre spazza la nostra beneamata Isola) l’unico modo per riuscire nell’operazione senza dover procedere “a braccia” era quello di fare un bordo verso l’Isola dei Ratti in modo tale, grazie al bordo successivo, di poter arrivare a terra senza alcuna fatica. Nel fare ciò la pilotina si è avvicinata nuovamente chiedendomi se per caso era mia intenzione prenderli in giro o fare il furbo.». «Fatto sta – conclude Federico – che alla fine non mi hanno fatto nessuna multa ma hanno preteso di riportarmi a riva trainandomi con la loro pilotina.». Mentre a Federico Michelini accadeva tutto questo, sull’isola Piana continuavano ad imperversare i “clandestini” e proprio in quelle ore – guarda caso – si sono registrati vari piccoli furti in diversi punti dell’isola. Questa estate 2002, infatti, è stata caratterizzata da una lunga serie di misteriose “sparizioni” di oggetti di uso quotidiano lasciati incustoditi anche per pochi minuti dai legittimi proprietari.
Il più clamoroso tra questi veri e propri furti è avvenuto ai danni di G.T., condomino della Piazzetta, al quale sono state sottratte le canne da pesca (valore non meno di € 350) che aveva lasciato fuori della porta di casa come sempre ha fatto negli ultimi 25 anni. Ma non sono nemmeno mancate le più classiche razzie di cellulari (a quanto sappiamo almeno 5 per un valore complessivo di oltre € 2.000) lasciati sulla sdraio per un breve tuffo; così come a L.D. è stato sottratto un asciugamano griffato (valore € 200), mentre alcuni isolani si sono visti sottrarre da sotto il naso alcuni capi di abbigliamento lasciati ad asciugare al sole sugli stenditoi di casa. Meraviglia che la Capitaneria di zona si preoccupi tanto di insignificanti infrazioni e chiuda, invece, un occhio sulle imbarcazioni a motore ancorate a pochi metri da riva che costituiscono un grave rischio per i bagnanti. Ma più di tutto ci indigna che questa tolleranza metta letteralmente a repentaglio la sicurezza dell’isola Piana dove possono così liberamente sbarcare frotte di veri e propri “turisti clandestini” che, violando la proprietà privata, in taluni casi arrivano a fare razzia di quanto capita loro sottomano. E mentre sull’isola si vocifera che la responsabilità di parte dei furti possa essere di una persona che soggiorna o lavora nel condominio, l’Amministratore Musu non si preoccupa né di far individuare l’eventuale ladro “interno” né di tutelare persone e cose bloccando i massicci sbarchi di estranei sull’isola. Non resta cha auspicare che venga ripristinata la figura del guardiano dell'isola, come posto all'Ordine del giorno (al punto n. 12) dell'Assemblea ordinaria condominiale dello scorso 18 Gennaio. Zac Crisaldi |
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