SUL PALCO CON
DAVID GILMOUR
Isolani suonano sul
palco con il mitico chitarrista dei Pink Floyd
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SOMMARIO 2008
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LONDRA. Li avrete sentiti suonare la chitarra centinaia di volte sui muretti della pizzeria, ora hanno tenuto un concerto niente meno che con David Gilmour, storico leader dei Pink Floyd. Da Firenze hanno spiccato il volo verso un sogno che sembrava impossibile. Per i Mun - una cover band fiorentina che dal 1999 gira la Toscana presentando fedeli reinterpretazioni di brani dei Pink Floyd - quel sogno, suonare accanto al proprio idolo, è diventato realtà domenica sera a Londra. Dopo 3 giorni di vita in mezzo a lussi da rockstar, i 4 musicisti - tutti rigorosamente non professionisti - sono saliti sul palco della magnifica Cadogan Hall per inaugurare il Chelsea Festival, assieme a David Gilmour, chitarrista e cantante della mitica band inglese, per proporre dal vivo - accompagnati da un coro e un’orchestra di 40 elementi - una nuova versione di “Atom Heart Mother”. Un evento storico. E’ stata la prima volta, infatti, dal 1972, che un membro della band di “The Dark Side of the Moon e “The Wall”, ha suonato dal vivo la controversa suite sinfonico-psichedelica che nel 1970 fu piazzata in apertura dell’omonimo disco (quello con in copertina la famosissima immagine della mucca) che permise ai Floyd di raggiungere per la prima volta il top delle hit-parade in patria. Da domani i 4 ragazzi partiti dalla Toscana torneranno ai loro normali lavori. Ma intanto si sono ricavati un piccolo spazio nella storia della musica rock. E certo non potranno mai dimenticare questa esperienza con accanto due miti (oltre a un divertito Gilmour sul palco c’era anche Ron Geesin, l’eccentrico compositore che aiutò i Floyd a mettere assieme il lungo brano strumentale) e in platea una serie di star - come Phil Manzanera dei Roxy Music, Storm Thorgerson, mitico autore delle copertine dei Pink Floyd e dei Deep Purple, e Michael Dempsey, primo bassista dei Cure e produttore dell’evento, Harry Waters e Storm Thorgerson, che fotografò la celebre mucca - che potrebbero essere uscite dal libro dei sogni del perfetto fan della musica anni’70. Tra i vip annunciati mancava solo il batterista dei Pink Floyd, Nick Mason. L’avventura che ha portato i Mun fino al concerto londinese ha dell’incredibile e merita di essere raccontata. Innamorati da sempre dei Pink Floyd questi ragazzi hanno iniziato a girare la Toscana quasi 10 anni fa con enormi sacrifici presentando loro versioni dei brani della band (“siamo specializzati nel periodo dal’67 al’73”, tengono a precisare per far capire di rivolgersi allo zoccolo duro dei fan più radicali che guardano con snobismo alla fase più commerciale dell’epopea floydiana). Poi, 6 anni fa, un’idea che ai più sarebbe apparsa folle. Mandare una mail a Ron Geesin per avere gli spartiti di “Atom Heart Mother” in modo da poter riproporre il brano in maniera più precisa. A sorpresa Geesin - un personaggio decisamente eccentrico sul quale la follia non poteva non fare colpo - ha risposto chiedendo di poter ascoltare qualche brano della band. Da lì è nata un’impensabile amicizia. Geesin, colpito dalle capacità dei Mun di ricreare le atmosfere floydiane, è venuto anche in Toscana a vedere i ragazzi in concerto al Cencio’s di Prato. E davanti a una pizza è nata l’idea di riproporre dal vivo una versione di “Atom Heart Mother” con tanto di orchestra. Poi le prime prove e, nello scorso ottobre, la grande notizia dell’ok da parte di David Gilmour, convinto dallo stesso Geesin a prestare le sue inconfondibili note di chitarra a una nuova versione del brano da presentare al Festival nel lussuoso quartiere di Chelsea. Circondati da familiari e amici - c’erano anche giovanissimi ragazzi iscritti al fan club italiano dei Pink Floyd “Floyd Channel” - i 4 fiorentini sono arrivati a Londra la settima scorsa per le prove nella chiesa di St.Luke con l’orchestra, Geesin e poi, per circa 4 ore, Gilmour. “E’ stato gentile ed è rimasto colpito dalla nostra versione del brano - racconta Nadir Morelli, bassista dei Mun - ci ha anche detto di non sentirci obbligati a rimanere fedeli all’ originale, di sentirci liberi di reinterpretarlo”. Gilmour ha poi divagato su alcune divertenti avventure dei Pink Floyd quando, all’epoca di Atom Heart Mother, volarono in Germania per suonare la suite dimenticando le partiture in Inghilterra ed escogitando mille stratagemmi per guadagnare tempo fino all’atterraggio del volo successivo con i preziosi documenti. Abbiamo poi chiesto a Gilmour del suo amore per le isole (il suo ultimo lavoro “On an Island” è stato ispirato dalla piccola isola di Castellorizo, in Grecia) e sull’isola Piana ci ha detto “Wonderful” e ci ha lasciati in sospeso con un “Who knows” quando gli abbiamo chiesto se fosse mai passato dalle parti di San Pietro… Alla fine la nuova versione del brano è stata allungata fino a 35 minuti con nuove parti per pianoforte, violoncello e assolo di chitarra affidati a Federico Maremmi a supportare la lap steel e una delle mitiche Fender Stratocaster di David Gilmour. Il racconto della quattro giorni londinese dei Mun - culminata con la standing ovation da parte del pubblico in entrambe le serate - sembra preso pari pari dalla trama di un film. Oltre all’incontro con una nutrita schiera di miti del rock, ci sono stati la cena nella lussuosa casa della nota stilista Patricia Underwood - creatrice dei cappelli da mucca indossati dai musicisti durante la performance - e quella nel ristorante del più grande chef britannico Gordon Ramsay (una stella televisiva in stile Vissani che ha presentato un conto da 300 Pound a testa - circa 400 euro - naturalmente pagato dalla produzione). E poi la possibilità di veder esaudite alcune richieste “filologiche” come avere un organo Hammond e un Farfisa - uno dei pochi rimasti nell’intero Regno Unito - per ricreare le atmosfere dell’epoca. Senza dimenticare le telecamere della Bbc, arrivate per registrare uno speciale sull’evento. Poi, dopo questo viaggio nel glamour della Londra più “in”, è stato il momento della musica. Dopo il successo di sabato sera, domenica le luci si sono nuovamente spente per introdurre la performance di “Atom Heart Mother” (nella prima parte dello spettacolo Geesin ha proposto alcune sue nuove composizioni). Il primo a salire sul palco è stato proprio Gilmour, che si è accomodato alla chitarra lasciando l’ingresso da star agli emozionatissimi Mun. Poi il via ai 35 minuti che hanno fatto battere i cuori a tutti i fan floydiani - vecchi e giovani, molti italiani - che affollavano l’elegante Cadogan Hall. E alla fine, mentre ancora l’applauso non si era spento, David Gilmour, proprio come in una fiaba con tema rock, si è smaterializzato - dopo aver ringraziato i ragazzi fiorentini - fuggendo sul camper alla guida del quale era arrivato con moglie e tre degli otto figli. Qualcuno dice che anche la mucca di plastica a grandezza naturale piazzata in mezzo al foyer ad accogliere gli ospiti sia stata vista annuire soddisfatta dopo il concerto. E qualcuno dei Mun a quel punto ha cercato di darsi un pizzicotto per capire se era tutto reale. Sì, è tutto vero ragazzi, siete volati per una sera sul “Lato oscuro della Luna”. Articolo giornalistico
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