Storia dei
Rosa-Croce

Il tesoro perduto
dei Templari

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IL FALÒ DEL FANTASMA DEL MARCHESE
Nella seconda metà degli anni '70, quando
l'Isola Piana era ancora in piena fase di
ristrutturazione, i primi condomini che vi villeggiavano
erano prevalentemente famiglie con bambini in tenera età.
L'impianto d'illuminazione copriva solo una piccola parte
dell'abitato, mentre il resto dell'isola era un vero e
proprio cantiere che di notte era in pratica
inaccessibile. La sera, dinanzi al fuoco che arrostiva il
porceddu, gli operai che lavoravano alla ristrutturazione
dell'isola raccontavano alle famiglie dei primi condomini
le vicende della tonnara e del marchesato, e di tanto in
tanto li si sentiva narrare del fantasma del Marchese di
Villamarina. Queste storie, evidentemente, incutevano
terrore ai bambini che se le raccontavano a vicenda
inventando aneddoti sempre più spaventosi.
Fu così quasi una necessità, per le famiglie, trovare
un sistema per esorcizzare le paure dei piccini: la sera
di ferragosto tutti si radunavano dinanzi al grande fuoco
acceso sul molo del porto davanti al palazzo del Marchese.
Allo scoccare della mezzanotte veniva portato tra la
folla un fantoccio legato ad un palo che veniva messo sul
fuoco a bruciare. Si voleva dare alle fiamme il fantasma del
Marchese di Villamarina, esorcizzando in un modo
simbolico, ma che dai più piccoli era interpretato in
senso più meramente materiale, la paura del terribile
fantasma. All'interno di questa prima comunità era nata
una vera e propria tradizione, una sorta di rito tribale,
che testimoniava la semplicità del modo di vivere dei
primi condomini, che sicuramente si sentivano più
pionieri piuttosto che turisti.
La tradizione, che si protrasse per alcuni anni, venne
poi abbandonata con il crescere dei bambini; poi
ricomparve sotto tutt'altra forma verso la metà degli
anni '80, quando quegli stessi bambini che erano
spaventati dai racconti sul fantasma del Marchese
divennero adolescenti. Il falò divenne così il simbolo
del ferragosto all'Isola Piana e un modo per unire la
compagnia: la stessa tradizione era stata adattata al
cambiare dei tempi e delle persone.
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